William C. Dement, con Christopher Vaughan, "Il sonno e i suoi segreti, dormire bene per vivere meglio", Baldini&Castoldi, 25 settembre 2002
Depressione del lunedì. Esperimento condotto negli anni Sessanta da scienziati del Max Planck Institute, in Germania, per calcolare i ritmi circadiani (cioè i tempi dell’orologio interno umano): alcuni volontari trascorsero un mese in una stanza sotterranea protetta da luce, rumore e campi magnetici
Depressione del lunedì. Esperimento condotto negli anni Sessanta da scienziati del Max Planck Institute, in Germania, per calcolare i ritmi circadiani (cioè i tempi dell’orologio interno umano): alcuni volontari trascorsero un mese in una stanza sotterranea protetta da luce, rumore e campi magnetici. Per evitare che la crescita della barba gli indicasse il trascorrere del tempo, si radevano a ore imprevedibili e inconsuete; spegnevano e accendevano la luce quando volevano, si alzavano quando ritenevano d’aver dormito abbastanza. Risultato: pur mantenendo un ciclo regolare di sonno e veglia, andavano a dormire e si svegliavano ogni giorno un po’ più tardi. Col tempo i loro giorni e le loro notti non coincidevano più con quelli del mondo esterno. Usciti dall’isolamento, si accorsero che fuori era passato più tempo di quanto ne fosse trascorso nel loro ambiente protetto. Conclusione: la nostra giornata biologica dura più di ventiquattr’ore (circa venticinque). Proprio da questa differenza dipende la ”depressione del lunedì mattina”: l’orologio biologico induce ad andare a letto tardi il fine settimana e a dormire più a lungo il sabato e la domenica mattina, chiedendo due ulteriori ore di sonno anche il lunedì, quando le esigenze di lavoro non permettono di assecondare il ciclo naturale.