Alain de Botton, Líarte di viaggiare, 2002, Guanda, 25 settembre 2002
Domicilio. Charles Beaudelaire, che nel suo diario scriveva di soffrire della "grande Malattia dell’orrore per il Domicilio", era attratto da porti, stazioni ferroviarie, dock, treni, navi, stanze d’albergo, perché si sentiva più in pace con se stesso nei luoghi di transito che in casa
Domicilio. Charles Beaudelaire, che nel suo diario scriveva di soffrire della "grande Malattia dell’orrore per il Domicilio", era attratto da porti, stazioni ferroviarie, dock, treni, navi, stanze d’albergo, perché si sentiva più in pace con se stesso nei luoghi di transito che in casa. Quando a Parigi nei momenti di maggior oppressione il mondo gli appariva monotono e meschino, "partiva per partire", e si recava in qualche porto o stazione. Nel 1859, dopo la rottura con l’amante Jeanne Duval, il poeta trascorse due mesi nella casa materna di Honfleur, standosene seduto per intere giornate sulla banchina, a guardare le imbarcazioni: "Quelle navi belle e grandi, impercettibilmente cullate (dondolate) sulle acque tranquille, quelle robuste navi dall’aria scioperata e nostalgica, non ci dicono in una lingua muta: ”Quando partiremo per la felicità?”".