25 settembre 2002
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Parisi Max
• . Giornalista. Ex collaboratore del Tg4 di Fede. Dal 2002 alla Rai. «Il fondatore di Telepadania che si guadagnò uno spicchio di fama con inchieste di cui vale la pena di ricordare almeno uno dei titoli indimenticabili: ”Le gesta di Lucky Berlusca”. [...] Col suo giornalismo dai toni sussurrati, dal passo lieve, dalle parole misurate, l’uomo che Marano ha voluto come spalla perché possa dare ai facinorosi come Sandro Ruotolo lezioni di giornalismo britannico, ha infatti, come dire?, ”punzecchiato” anche altri protagonisti della Rai. Chiamava Clemente Mimum, il direttore del Tg1, ”Clemente Zittum”. Soprannominava Pippo Baudo ”Pippolaido”. Giocava amabile sul cognome dell’attuale direttore della Prima Rete Fabrizio Del Noce ribattezzandolo ”Fabrizio Del Mandorlo, neo marchettaro d’alto bordo dall’occhio di triglia con finta ciglia, cerone a scaglia, e pisello di quaglia”. Vacca boia!, direte voi sarebbe questo il giornalismo equilibrato? [...] Il garbo, come quello espresso trattando Gianni De Michelis: ”De Michettis, per l’Emiglio era il deliquio. Guai, per quel vescicone socialista con la chioma bisunta...”. La pietas per le anime in disgrazia, come Bettino Craxi: ”l’Emiglio accompagnò il Grande garofanaro (quello col mascellone, massì l’amante della Slandramilo - non lo nomino per ribrezzo) a fare il giro delle case da gioco di tutta Milano”. La lealtà riconoscente per la Fininvest nella quale lavorava: ”Nella pancia del Serpentone dove fermenta la grande scorreggia quotidiana dell’imbroglio informativo via etere tramite tiggì...”. La stima nei confronti del direttore: ”Da quando il Venerabile Merluzzoni ha vinto le elezioni, la mafia per il tg4 non esiste più”. La pacatezza dell’analisi politica: ”La patacca ’Forzitaglia’ non è nata all’improvviso; la setta politico-mediatica del golpe telematico del marzo ’94 non è stata inventata sui due piedi, in un momento. Alla Fantinvest, si sa, balle e menzogne sono la materia prima Aziendale”. Né tanta coerenza stilistica sarebbe stata smentita negli incarichi successivi, primo fra tutti quello di capo ufficio stampa della Lega Lombarda e di giornalista alla Padania . Basti ricordare il suo garantismo (sempre stato legalitario: la sua prima trasmissione su Radio One o one network era sbandierata come ”una gogna” in diretta per ”i corrotti della Iª Repubblica”) su Marcello Dell’Utri: ”Pagò i mafiosi”. Le intuizioni su Gerhard Schröder: ”Se vince lui, addio Euro”. Il senso civico: ”E’ uno Stato di mafia, sordo e colluso”. La severità morale verso Previti accostato (così pare) a Salvo Lima: ”Cesaruccio Brevituccio? Quello che ha preso il posto di Salvuccio?”. Le furenti campagne contro Berlusconi che coi suoi ”silenzi” donava ”il crisma della verità a chi ’ricorda’ i suoi incontri milanesi con Stefano Bontate, a chi ’rammenta’ i suoi contatti finanziari con Francis Turatello, a chi ’spiega’ la presenza di Mangano a villa San Martino con ben diverse ragioni dalla cura delle stalle, a chi ’parla’ di vorticosi giri di capitali di eroina nella Banca Rasini”». Per non parlare dei rispettosi appunti mossi al Papa, diviso tra un ”oscurantismo teologico” e un ”modernismo in materia di affari” degno di ”un pontefice che occhieggia nella classifica dei ’Paperoni’ della Borsa italiana” al 51° posto davanti al ”palazzinaro di malaffare Salvatore Ligresti”» (Gian Antonio Stella, ”Corriere della Sera” 25/9/2002).