Giuseppe Scaraffia, "Il Sole-24 Ore", 15/9/2002 pagina 25., 15 settembre 2002
«Alle nove del 29 settembre 1902, i domestici di Emile Zola, dopo aver bussato invano alla porta dei padroni, decisero di forzarla
«Alle nove del 29 settembre 1902, i domestici di Emile Zola, dopo aver bussato invano alla porta dei padroni, decisero di forzarla. La stanza era invasa dall’ossido di carbonio. Madame Zola stava rantolando, lo scrittore non dava segni di vita. Gli agenti intervenuti constatarono che il camino era ostruito dai calcinacci. Intanto Parigi si riempiva di voci: Zola si era suicidato. Zola era stato assassinato dai servizi segreti. L’inchiesta contro ignoti aperta dalla magistratura concluse che la canna fumaria risultava ostruita da una massa di fuliggine "assolutamente inusuale". Venne data la colpa agli spazzacamini, ma una verifica appurò che i tubi dell’impianto erano stati puliti secondo le norme. Venne fatto un esperimento: tre cavie e tre uccelli furono chiusi nella camera con il camino acceso. L’indomani le cavie erano vive e i volatili morti. Dopo alcune esitazioni, l’accumulo di fuliggine venne addebitato alle vibrazioni prodotte dalla circolazione della sottostante rue de Bruxelles. Il 3 ottobre il caso Zola venne chiuso. Cinquant’anni dopo un testimone riferì di aver ricevuto nel 1925 la confidenza del capo di un’impresa di spazzacamini. L’uomo gi aveva detto di essere responsabile della morte di Zola. Approfittando dei lavori di riparazione sul tetto di una casa vicina, lui e i suoi uomini avevano otturato il camino dello scrittore per poi liberarlo all’alba del giorno seguente, senza lasciare tracce» (Giuseppe Scaraffia).