30 settembre 2002
Patterlini Jacopo, di anni 9. Discendente di una famiglia di ricchi commercianti d’olio, malato di atrofia muscolare spinale dall’età di sei mesi e costretto perciò alla paralisi progressiva
Patterlini Jacopo, di anni 9. Discendente di una famiglia di ricchi commercianti d’olio, malato di atrofia muscolare spinale dall’età di sei mesi e costretto perciò alla paralisi progressiva. Tre anni fa era caduto in coma irreversibile per colpa di un boccone andato di traverso. Da allora, alimentato con un sondino e forzato a respirare con una macchina, era accudito continuamente dai genitori. La mamma Cattabiani Marina, di anni 40, infermiera, aveva lasciato il lavoro da caposala all’ospedale e insegnava per dieci ore la settimana nella scuola delle infermiere. Il padre Patterlini Pier Ezio, di anni 41, professore di scienze, aveva lasciato il liceo e talvolta dava lezioni di chimica. I due non uscivano mai a svagarsi, facevano i turni per stare col figlio e finivano per incontrarsi assai di rado. L’altra sera la Cattabiani uscì per andare dallo psicologo. Il Patterlini guardò per un po’ la televisione. Poi staccò il respiratore, portò il figlio in terrazzo e tenendolo stretto si lanciò giù dal terzo piano. Intorno alle 21 e 30 di martedì, in un palazzotto color cenere in via Campioni, nel quartiere popolare Navetta, Parma.