Donatella Longobardi, "Il Mattino", 30/9/2002, pagina 17., 30 settembre 2002
Salvatore Accardo spiega il motivo per cui il 20 ottobre, con la sua Orchestra da camera italiana, torna a suonare a Napoli dal febbraio del ’95, quando al San Carlo venne fischiato il "Don Carlos" da lui diretto: ’’Per una situazione molto triste
Salvatore Accardo spiega il motivo per cui il 20 ottobre, con la sua Orchestra da camera italiana, torna a suonare a Napoli dal febbraio del ’95, quando al San Carlo venne fischiato il "Don Carlos" da lui diretto: ’’Per una situazione molto triste. Abbiamo deciso di dedicare questo concerto a mio cognato, Raffaele Minicucci, una persona che mi è stata sempre molto vicina e ha fatto tanto per la cultura musicale cittadina". Ma la ferita è ancora aperta: ’’Non credo possa esserci un rapporto continuo com’era anni fa. Certo, il ghiaccio si è rotto, se ci saranno altre occasioni le accetterò. Ma i tempi sono cambiati". A proposito del suo lavoro con i giovani: ’’Credo che in un paese che si definisce patria della musica, come l’Italia, ogni regione dovrebbe avere la sua orchestra. Invece... Tagliamo i fondi alla cultura, alle società di concerti. Chi paga più di tutti sono i giovani che non hanno ancora un nome e un curriculum da spendere. Eppure sono proprio loro che vanno supportati, sostenuti, perché sono loro il futuro della musica".