Giorgio Ferrari, ìAvvenireî 25/9/2002, 25 settembre 2002
Martedì la Commissione Europea ha annunciato che accetterà una revisione dei programmi di convergenza di Germania, Francia, Italia e Portogallo per adeguarli alle mutate condizioni economiche (una crescita europea che nel 2002 non supererà l’1 per cento, contro l’1,4 previsto in primavera)
Martedì la Commissione Europea ha annunciato che accetterà una revisione dei programmi di convergenza di Germania, Francia, Italia e Portogallo per adeguarli alle mutate condizioni economiche (una crescita europea che nel 2002 non supererà l’1 per cento, contro l’1,4 previsto in primavera). la quarta volta che viene spostato il traguardo del pareggio del bilancio: quando si decise di far partire l’euro nel ’98, era per il 2000-2001. Poi si scivolò al 2002, quindi al 2003-2004. Infine, l’aggiornamento al 2006. «Alla fine il realismo politico ha avuto il sopravvento. Realpolitik, si sarebbe detto ai tempi di Bismarck, ma quelli attuali sono i tempi di un’Europa in costruzione, che si ridifenisce periodicamente attraverso i trattati, che si dà scadenze e compiti, parametri e doveri allo scopo di costituirsi come un’entità nuova e più vasta. [...] Non si tratta di una deroga né di un rinvio sine die della scadenza del 2004 prevista per avvicinarsi al deficit di bilancio: già al Consiglio europeo di Siviglia nella tarda primavera scorsa si era provveduto a smussare la rigidità della norma, giungendo all’escamotage lessicale che raccomandava una posizione close to balance, ossia vicina al pareggio, a beneficio di nazioni, come Francia, Germania e Italia (il Portogallo versa in condizioni ancora più critiche e per Lisbona si apre la possibilità di una sanzione) per le quali la soglia del 3 per cento rappresentava un traguardo molto arduo da raggiungere» (Giorgio Ferrari).