Federico Fubini, ìCorriere della Seraî 25/9/2002, 25 settembre 2002
La proposta della Commissione ha anche un’altra faccia della medaglia. «Dovrebbe funzionare più o meno così: i Paesi in deficit, vista la debole congiuntura economica, possono sì prendere tempo per azzerare il saldo annuale fra entrate e uscite; ma devono intanto migliorare, e in fretta, la salute ”sottostante” dei conti
La proposta della Commissione ha anche un’altra faccia della medaglia. «Dovrebbe funzionare più o meno così: i Paesi in deficit, vista la debole congiuntura economica, possono sì prendere tempo per azzerare il saldo annuale fra entrate e uscite; ma devono intanto migliorare, e in fretta, la salute ”sottostante” dei conti. Ovvero, lo stato del bilancio una volta eliminato dal calcolo del deficit il peso della frenata congiunturale. Si guarda cioè alle voci permanenti di uscita (quali le pensioni) o entrata (le tasse stabili piuttosto che misure singole). quello che la Commissione definisce disavanzo ”strutturale”. L’idea è che, appunto in termini ”strutturali”, i Paesi in deficit debbano mettere a segno ogni anno un risanamento di ”almeno lo 0,5 per cento del prodotto interno lordo”. L’Ecofin ne discuterà a fondo, perché l’impatto rischia di essere dirompente. In Francia, significherebbe modificare nel segno del rigore la Finanziaria: il governo prevede un deficit ”nominale” al 2,6 per cento quest’anno e il prossimo; ma visto che la crescita prevista nel 2003 è più alta, ciò implicherebbe una peggiore situazione ”sottostante” dei conti anziché un miglioramento dello 0,5 per cento del pil. E l’Italia? Il deficit ”strutturale” 2002 è indicato dal governo allo 0,5 per cento del pil (fino all’1,8 per cento quello ”nominale”); entro il 2006 si dovrebbe arrivare quindi a un attivo di 0,2 per cento una volta scomputati gli effetti della crescita insufficiente» (Federico Fubini).