ìLa Stampa ì 25/9/2002, 25 settembre 2002
Il Patto di stabilità così come era formulato conteneva un equivoco di fondo. «Il giusto obiettivo del risanamento dei bilanci doveva essere raggiunto come se il ciclo economico non esercitasse influenza alcuna [
Il Patto di stabilità così come era formulato conteneva un equivoco di fondo. «Il giusto obiettivo del risanamento dei bilanci doveva essere raggiunto come se il ciclo economico non esercitasse influenza alcuna [...] Un atto di coraggio, forse? Commesso, credo, sull’onda della forte crescita americana degli anni 90, che si pensava potesse estendersi all’Europa, come pure del successo dei programmi di convergenza per arrivare ai traguardi fissati dal Trattato di Maastricht. Si pensava di continuare su quell’abbrivio. Invece non ci si può illudere: l’andamento dell’economia ha i suoi alti e bassi, che esercitano una influenza sui bilanci pubblici [...] C’era una mancanza di coerenza logica nel definire uno spazio di manovra del deficit tra un massimo del 3 per cento del prodotto lordo e un minimo dello zero, per poi vietarsi di usare questo spazio per stabilizzare l’economia durante la fase di avvicinamento allo zero. Era come se si pretendesse di sospendere, durante quel periodo, il funzionamento normale delle cose» (Mario Sarcinelli).