Antonio Paolini, ìIl Messaggeroî 25/9/2002, 25 settembre 2002
L’Italia deve operare come se l’obiettivo sostanziale fosse ancora al 2004, «come se valesse solo lo slittamento di un anno già ottenuto mesi fa
L’Italia deve operare come se l’obiettivo sostanziale fosse ancora al 2004, «come se valesse solo lo slittamento di un anno già ottenuto mesi fa. Abbiamo già lucrato dei cosiddetti stabilizattori automatici, lo 0,5 per cento indicato da Prodi e Solbes. Non dimentichiamo che per noi era lo 0,8 per cento. E Bruxelles ha subito specificato che lo spostamento di un paio d’anni non è automatico, ma da verificare paese per paese all’interno dei programmi di stabilità di novembre. E chi ha ottenuto già slittamenti, come noi, non deve dare per scontato un via libera al rinvio. Poi, come Solbes ha rimarcato, il nostro rapporto deficit-pil ha ripreso a crescere. Non riportare al tasso annuo giusto, 5-5,5 per cento, l’avanzo primario che riduce il deficit, ci farebbe infrangere l’impegno fondamentale da noi accettato per entrare nell’euro: portare il rapporto deficit-pil al 60 per cento nel 2013. E un fallimento sarebbe rovinoso. [...] interesse del governo e del paese fare una Finanziaria dell’ordine di 25 miliardi di euro [...]. Se poi la congiuntura migliorerà, o le flessibilità di Solbes verranno pienamente utilizzate dagli altri paesi in difficoltà, si potranno anche rivedere in meglio le cose. Ma le manovre pensate prima delle vacanze vanno realizzate e rafforzate in rapporto alla congiuntura. Ripeto: giocare sul rinvio farebbe perdere ogni credibilità» (Renato Brunetta).