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 2002  ottobre 03 Giovedì calendario

Ashcroft Richard

• Wigan (Gran Bretagna)’11 settembre 1971. Cantante. «[...] Alla fine degli Ottanta, quando formò con Nick McCabe i Verve, era chiamato ”Mad Richard”, Riccardo Il Matto, per il suo carattere instabile. Pronosticò che ci sarebbe stato un posto per loro nella storia, ma i primi dischi della band non furono notati. Il successo arrivò nel 1997 con Urban Hymns e un video, Bitter Sweet Symphony, che ha iconizzato Ashcroft come vagabondo allampanato, malmostoso, magrissimo (’non fa ombra”, cantano di lui gli Oasis in Cast no shadows), perso nei suoi pensieri in un imprecisato marciapiede del mondo, circondato da persone incapaci di comprenderlo. Mad Richard sciolse il gruppo poco dopo quel successo. [...] Chris Martin - leader dei Coldplay - lo ha arditamente definito ”il miglior cantante del mondo”. [...] Ashcroft è un incendiario divenuto pompiere. Già al suo esordio solista, Alone with everybody (2000), fu accusato di avere infarcito l’album di ballate dedicate a sua moglie, ex tastierista degli Spiritualized e adesso sua manager. Lo accusarono di essere un’altra vittima della sindrome Yoko Ono. Lui non se n’è mai curato. Ashcroft è un uomo sereno, per quanto possa esserlo uno come lui, marito e padre. [...]» (Andrea Scanzi, ”La Stampa” 11/1/2006). «Non gli manca certo l’ambizione. All’inizio della carriera con i Verve era certo che la band avrebbe avuto ”un posto nella storia del rock”. [...] ”Mi piace riflettere sulla condizione umana, sulle sfaccettature di ognuno di noi, sulla ricerca della felicità e ho approfondito il tema leggendo molti scrittori e filosofi francesi [...] Essendo agnostico cerco qualcosa di diverso dalla religione cui affidare il destino dei miei cari. Questo qualcosa è l’amore”. Agnostico, ma con una croce che pende sul petto. ”Amo Gesù Cristo, ma da qui a credere che sia il figlio di Dio ce ne passa. Se tutti seguissero il suo esempio vivremmo in un mondo migliore”» (A. Laf, ”Corriere della Sera” 1/10/2002). «Abbiamo 4 livelli: noi stessi, la nostra famiglia, il nostro quartiere, il mondo. Non puoi saltare alcun passaggio. Io devo essere in grado di far felice mia moglie e il mio cane prima di occuparmi di salvare il pianeta [...] Adoro i testi con una doppia valenza: spetta all’ascoltatore stabilire se, ad esempio, le bottiglie di Buy it in bottles, contengano vino, liquore, desiderio, sogni [...] Non ho il dono dell’arte, sono limitato come musicista, ma ho capito che, nelle limitazioni, ci sono infinite possibilità. Lou Reed ha dimostrato che non serve essere Hendrix per suonare la chitarra [...] L’influenza più grande è stata l’hip hop, che mi ha insegnato a manipolare le idee e le parole fino a renderle suono» (Massimo Cotto, ”Max” n.12/2002). «I film sono molto importanti, li uso come riferimento. Amo Omar Sharif in Lawrence d’Arabia, i film di John Ford, vorrei ricreare quella stessa atmosfera [...] Mi piace scattare Polaroid. Dipingo, ma molto male. Faccio linee di colore [...] Non ho il cellulare! Credo di essere uno dei pochi al mondo [...] Vorrei essere in una posizione di potere, per prendere decisioni radicali che molti politici non possono prendere. Vorrei essere il presidente degli Stati Uniti, ecco» (Livia Corbò, GQ” n.11/2002).