3 ottobre 2002
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Bulaj Monika
• . Nata a Varsavia (Polonia) nel 1966. Fotografa. Antropologa. Scrittrice. «Autrice di grandi reportage sul giornale di Ryzsard Kapuscinski, la ”Gazeta Wyborcza”, abbina come pochi fotografia e scrittura, li miscela in una forma nuova e complessa di comunicazione. Da otto anni vive in Italia, sposata a un attore. Viaggia instancabilmente: in Polonia, Bielorussia, Ucraina, Moldavia, Nordafrica, Iran, Azerbajgian, Armenia, Arabia Saudita. Cerca soprattutto ”le periferie solcate dalla storia”. I posti dove i turisti non vanno, ”sebbene - sottolinea - la natura incanti”. Le frontiere etniche, nazionali, storiche e religiose. Le strade ”piene di buche, ostruite da carri lenti e non illuminati di notte, nascoste dalla neve d´inverno o semplicemente inesistenti”. La sua è un´infanzia grigia, tra i block di cemento real-socialista di Varsavia, con la cultura che si ritira in un universo illegale protetto da linguaggi cifrati, con la vita stessa che diventa un fiume sotterraneo tutto da esplorare. Frequenta l’università clandestina negli scantinati della Capitale. Oggi dice: ”Tutta la mia voglia di conoscere è nata lì, non al liceo”. Studia filologia polacca, si specializza in antropologia del teatro. Poi è la folgorazione: il microcosmo appartato dei Lemki, verso il confine ucraino. Una misteriosa comunità a cavallo tra liturgia greco-cattolica e ortodossia, stremata dai pogrom e dalle deportazioni dopo secoli di convivenza con zingari ed ebrei. Vi si immerge per dieci anni, che definisce ”intensi e totali”. Batte a piedi il territorio, cerca tra i ruderi di quella che fu la più misteriosa architettura religiosa dei Carpazi. Assiste alla morte di un mondo unico, popolato dai lumini e i colori di Kandinskij. Scopre il muro implacabile che separa la memoria dei vecchi e dei giovani. Da allora comincia a cercare tra le grandi foreste del Nord sorvolate dalle oche selvatiche e il favoloso mondo carpatico dove i cimiteri ridono, le sorgenti cantano e lunghissimi inverni hanno ibernato linguaggi e superstizioni millenarie. ”Ho vissuto - racconta - tra contadini pentecostali e carismatici, che pregano in tutte le lingue degli uomini e delle nazioni”. Assiste stupefatta ai riti sul pozzo sacro di Bialystok e sulla Fonte Bianca di Wyznyca in Bucovina. Lei cattolica, ammette che la Chiesa d’Oriente ”è una grande fonte di spiritualità”. Soprattutto nelle eresie, che, rompendo il dogma, svelano l’inconscio religioso» (Paolo Rumiz, ”la Repubblica” 2/10/2002).