Varie, 3 ottobre 2002
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Lemond Greg
• Lakewood (Stati Uniti) 26 giugno 1961. Ex ciclista. Campione del mondo nel 1983 e nel 1989, secondo nel 1982 e nel 1985. Vinse tre Tour de France: 1986, 1989, 1990; secondo nel 1985. Terzo nel Giro d’Italia del 1985 • «[...] Simpatico e ciarliero, creò parecchio scompiglio all’apparire sulla scena in un ambiente classico e tradizionale, perché portò la sfrontatezza e l’irruenza del giovane yankee. [...] Venne in Francia per la delusione di aver dovuto disertare i Giochi di Mosca ’80 per il boicotaggio. Trovò ben presto spazio alla scuola di Guimard, al fianco di Fignon, con un maestro in squadra come Bernard Hinault [...] non impiegò molto ad imparare la lezione. Ed a capire che per un americano ad ogni stagione bastavano due traguardi, il Tour de France ed il Mondiale. Tutto il resto diventava contorno, compreso il Giro, anche la Sanremo, pure la perfida Roubaix, non parliamo poi delle altre classiche. [...] Mondiale ’83 ad Altenrheim, in Svizzera [...] Greg va alla partenza come da noi gli esordienti, col padre al fianco, con la sua auto, la bici nel bagagliaio. Si cambia sul traguardo, il padre lo massaggia e controlla la bici, lui si mette il numero, parte, nessuno gli resiste, costringe Argentin ad una mortificante resa, batte facile pure Saronni [...] stacca tutti, vince a braccia alzate [...] Per il Tour de France, però, occorre più tempo. C’è sulla scena il compagno di squadra Laurent Fignon che sta vivendo due grandi stagioni di gloria. E Guimard si schiera con lui. Greg si sente mortificato, avvilito. Hinault ha lasciato la pattuglia dopo i litigi con Guimard ed approda alla Vie Claire di Bernard Tapie. Hinault si rende conto delle potenzialità di LeMond e per far dispetto a Guimard glielo porta via. Offerndogli il doppio. [...] Greg continua a recitare un ruolo subordinato al campione francese. Si sentirebbe in grado di tentare il colpaccio al Tour ’85, ma i patti sono chiari, il capo è Hinault, il quale non perde occasione (mentre centra per la quinta volta la Grande Boucle), per dire che l’erede è Greg, il prossimo Tour toccherà a lui. LeMond perde il mondiale del Montello per la rivalità che lo divide da Argentin. Lo potrebbe battere in volata, come in effetti lo batte per la seconda piazza, però si lascia sfuggire Zoetemelk, proprio per marcare l’azzurro. Viene al Giro ’86, ma più che altro per preparare il Tour [...] Greg arriverà a Parigi in giallo, ma anche con Hinault i rapporti sono definitivamente rotti. Poi, il tragico ed assurdo incidente di caccia nei giorni di pasqua 1987, mentre Greg è ancora negli States. Durante una partita di caccia, il cognato lo scambia per un grosso tacchino dietro un cespuglio e gli spara. Una follia. Greg perde il 50% del suo sangue, 41 pallini di piombo restano nel suo corpo fra rene, diaframma, intestino, spalla e gamba destra, piede sinistro. C’è già chi lo dà per spacciato, la moglie incinta sviene e rischia di perdere il secondo figlio. Un dramma. Ma Greg è un duro, rinasce, seppure con una lenta ripresa e fa in tempo a stupire il mondo una seconda volta. Vince il secondo Tour nell’89 per quei drammatici 8’’ contro Fignon, sorpassato nella crono finale a Parigi. Diventa campione del mondo per la seconda volta a Chambery, ancora ai danni di Fignon, che va a riprendere all’ultimo chilometro con un ghigno beffardo. E vince il terzo Tour nel ’90, non più contro un arrendevole Fignon, bensì contro un sorprendente Chappucci [...]» (Beppe Conti, 100 Campioni del Novecento, Graphot 2002).