Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2002  ottobre 04 Venerdì calendario

Lipari Pino

• (Giuseppe) Campofiorito (Palermo) 14 aprile 1935. Geometra. Mafioso. Arrestato nel 1997 per corruzione e turbativa d’asta, nel 1999 ottenne la scarcerazione da parte del gip in virtù di un conteggio dei termini di custodia cautelare non condiviso dal tribunale della libertà, al quale si era appellata la procura. I giudici annullarono il provvedimento, ma il ritorno in carcere del geometra venne bloccato dal ricorso per Cassazione. Nuovo arresto il 24 gennaio 2002 per associazione mafiosa nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Palermo sui favoreggiatori del boss Provenzano, in carcere con lui la moglie Marianna Impastato, il figlio Arturo, la figlia Cinzia (avvocato), il marito di quest’ultima, Giuseppe Lampiasi, un altro genero, Lorenzo Agosta. Nel 2002 simulò il pentimento, ma fu smascherato da alcune intercettazioni durante i colloqui con i familiari («state tranquilli... riferisco solo cose vecchie e conosciute... non è che sono diventato pazzo...»). Scontati gli undici anni e due mesi di galera inflitti al processo su mafia e appalti, in libertà dall’aprile del 2006, il 19 febbraio 2007 subì un nuovo arresto (secondo i magistrati avrebbe cercato di vendere un terreno del valore di tre milioni nella zona di Punta Raisi appartiene a Provenzano) • « stato per mezzo secolo il consulente finanziario dei più grandi boss di Cosa Nostra, l’uomo chiave del sistema economico mafioso siciliano. Ha gestito e riciclato il tesoro dei padrini, fiumi e fiumi di miliardi. Un lavoro oscuro e capillare svolto nell’ombra, a partire dagli anni Sessanta, quando – fresco di diploma di geometra – cominciò la sua carriera di ”consigliori” al servizio del numero uno di quei tempi, don Tano Badalamenti, il patriarca di Cinisi. Poi, con l’avvento dell’era corleonese, cambiò bandiera e si mise ad amministrare i patrimoni dei nuovi padroni della mafia, Totò Riina e Bernardo Provenzano. Conti correnti pesantissimi, terreni, società finanziarie, aziende agricole. Una ricchezza sconfinata. [...]» (Enzo Mignosi, ”Corriere della Sera” 20/9/2007) • « l’interfaccia fra il ”presidente” di Cosa nostra ed il mondo politico e imprenditoriale. Rappresenta, per gli investigatori, il consulente finanziario e patrimoniale del boss latitante Bernardo Provenzano. […] Per diverso tempo è stato ospitato nei salotti della borghesia palermitana, fra una visita all’Ucciardone e una passeggiata in via Libertà. Il giudice Giovanni Falcone fu uno dei primi ad accusarlo di collusioni con la mafia, e al maxi processo a Cosa nostra venne condannato. Tutto ciò non gli ha impedito di proseguire la sua attività di ”interfaccia” fra i capi di Cosa nostra ed il mondo politico-economico. […] L’ex dipendente dell’Anas venne arrestato nel 1997 per corruzione e turbativa d’asta. Nel 1999 è riuscito a ottenere la scarcerazione da parte del gip in virtù di un conteggio dei termini di custodia cautelare non condiviso dal tribunale della libertà, al quale si era appellata la procura. I giudici avevano annullato il provvedimento, ma il ritorno in carcere del geometra venne bloccato dal ricorso per Cassazione […] I suoi legami con ambienti politici e giudiziari gli avrebbero anche consentito di conoscere (fino al ”91) particolari di indagini in corso. Parecchi pentiti parlano di lui come il personaggio che ha ricoperto un ruolo importante anche con Totò Riina: ne avrebbe gestito la latitanza, ma anche gli interessi economici. Non solo, poco tempo prima che il boss fosse arrestato (gennaio 1993), gli aveva organizzato una intervista da concedere al direttore di un quotidiano, ma lo scoop venne bloccato pochi giorni prima dallo stesso giornalista, che si rifiutò di registrare le dichiarazioni di Riina. Il 24 gennaio 2002 la svolta. L’intero nucleo familiare del geometra è arrestato per associazione mafiosa nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Palermo sui favoreggiatori del boss Provenzano. In carcere finiscono la moglie Marianna Impastato, 62 anni, il figlio Arturo, 35 anni, la figlia Cinzia, 40 anni (avvocato), il marito di quest’ultima, Giuseppe Lampiasi, 38 anni, più un altro genero, Lorenzo Agosta, 40 anni. Avrebbero amministrato i beni della cosca mafiosa di Corleone, in particolare quelli di Provenzano. Alla moglie del geometra sarebbero stati intestati diversi beni immobili, fra cui un residence a San Vito Lo Capo (Trapani). E in questo posto sul mare, la gente sostiene che Provenzano avrebbe acquistato una grande barca, ancora attraccata nel porticciolo. E sempre qui, Riina avrebbe trascorso alcuni giorni di vacanza, suo ospite. Le ultime indagini della squadra mobile, basate in gran parte sulle intercettazioni ambientali, sottolineano il fatto che avrebbe avuto contatti continui con Provenzano, con i ”pizzini” che il geometra faceva avere al boss attraverso alcuni passaggi di mano, fra i quali il figlio Arturo, l’infermiere Vito Alfano, nipote del boss e infine il cognato di quest’ultimo, Paolo Palazzolo. Il punto di incontro era l’officina. La continuità dei rapporti fra con il latitante ci sarebbe stata anche quando il geometra era detenuto. L’uomo avrebbe inviato dal carcere e ricevuto in cella i messaggi del capo di Cosa nostra. Alcuni di questi bigliettini sono stati intercettati e fotocopiati dalla polizia» (Lirio Abbate, ”La Stampa” 8/10/2002).