Alfredo Cattabiani, "La Stampa" 5/10/2002, 5 ottobre 2002
«Nel Medioevo la sirena esprime la seduzione femminile, ma vi possiamo ritrovare una sirena a doppia coda che simboleggia l’intima unione della Madonna con la Chiesa
«Nel Medioevo la sirena esprime la seduzione femminile, ma vi possiamo ritrovare una sirena a doppia coda che simboleggia l’intima unione della Madonna con la Chiesa. Il delfino è l’emblema della regalità, da Delfi ai re di Francia; orche e balene, capodogli e pescecani incarnano terrori, paure, sfide, da Giona a Moby Dick a Pinocchio. Pesci soccorrevoli, eroici o fedeli fino al sacrificio di sé (lo spada), convivono con esseri diabolici, voraci e lussuriosi. Ogni pesce assume un carattere, una qualità morale: il muggine è lascivo, l’orata timida, la murena aggressiva. Del dentice si dice che tende a socializzare, del labro che è geloso. La sogliola, va da sé, è camaleontica. Del bravo spinarello si loda l’amore paterno, che è anche del pesce gatto. Quanto al "pesce d’aprile", da dove viene? Qui gli studiosi sono divisi. Piovre e calamari, mostri assassini chiamati a recitare la parte del "villain", non riescono a uscire dalla loro caratterizzazione; ma il simbolo è capace di accogliere in sé significati anche opposti: il polpo e la seppia rappresentano in pari tempo la sciocchezza e l’astuzia; la remora, emblema d’ostacolo, arriva ad esprimere la suprema liberazione del Cristo. Gran copia d’immagini ci arrivano dai molluschi e dai crostacei, cui ricorre di frequente il simbolismo cristiano: dalla conchiglia, simbolo dell’unione di corpo e anima, alla perla, dal murice al corallo e al gambero. Il gran finale è affidato agli animali ibridi e multiversati che si dividono tra acque e terra: il coccodrillo, l’ippopotamo, la tartaruga, la salamandra, la rana? C’è un elemento ricorrente, nel fascino che il mondo acquoreo ha sempre esercitato sull’uomo. Lo ha ben definito Raffaele La Capria: le acque ci riportano al nostro beato galleggiare nel liquido amniotico. Sono beata regressione dell’infanzia, tregua al dolore, "richiamo perenne e insostituibile dell’Altrove, del regno Sconosciuto"» (Alfredo Cattabiani).