Giovanni Beccaria, "La Stampa" 5/10/2002, 5 ottobre 2002
«Le scienze progrediscono, eppure, come se si credesse ancora che le facoltà mentali localizzate in punti determinati della corteccia celebrale portino ad un ingrossamento delle parti encefaliche, a una specie di bozza interna, si continua a dire che Tizio o Caio hanno "il bernoccolo" della matematica, della fisica, ecc
«Le scienze progrediscono, eppure, come se si credesse ancora che le facoltà mentali localizzate in punti determinati della corteccia celebrale portino ad un ingrossamento delle parti encefaliche, a una specie di bozza interna, si continua a dire che Tizio o Caio hanno "il bernoccolo" della matematica, della fisica, ecc. Le parole durano di più delle cose. Da quanti secoli non si fanno più tornei a cavallo, eppure come cavalieri medievali "partiamo lancia in resta", o "spezziamo" ancora oggi "una lancia" in favore di qualcuno che ci sta a cuore. In lingua la tradizione è più forte dell’innovazione. La lingua è conservativa soprattutto nella formulazione della locuzione, che resta fissa nonostante qualche voce che contiene sia da tempo desueta: si può dire benissimo un "tozzo" di pane, anche se nell’uso corrente tutti diciamo "pezzo"; salvo che in Toscana, nell’italiano standard non usiamo più la parola "cacio", ma "formaggio", però si sente usare dai più anziani ancora "essere pane e cacio" con qualcuno (cioè "pappa e ciccia"), ed è usuale "alto come un soldo di cacio", oppure "come il cacio sui maccheroni"; "moccolo" è decisamente minoritario rispetto a "candela", eppure si continua a "reggere il moccolo"; "essere fuori dai gangheri" non permette in quel significato metaforico la variante con voce più moderna "uscire fuori dai cardini"; "buzzo" è oggi parola quasi sconosciuta, occorre andarla a cercare sul vocabolario, usiamo "pancia", "ventre", ma non possiamo dire "mettersi di ventre buono", nessuno capirebbe, occorre dire "mettersi di buzzo buono"; e prendi "orbo", la maggioranza degli italiani preferisce ormai "cieco", ma la norma vuole soltanto "botte da orbi"; così si dica per i "pantaloni", vocabolo certo più diffuso di "brache", che però sopravvive nella frase fatta "calare le brache"» (Giovanni Beccaria).