"La Stampa" 5/10/2002, 5 ottobre 2002
«Il Mago di Sanremo è innocente! Non sarà Socrate, non sarà Dreyfuss, ma la cicuta, o qualche altra delle sue pozioni, dovrebbero bersela fino all’ultima stilla i discepoli gonzi che gli hanno dato cinquanta milioni come caparra per una casetta nell’Aldilà
«Il Mago di Sanremo è innocente! Non sarà Socrate, non sarà Dreyfuss, ma la cicuta, o qualche altra delle sue pozioni, dovrebbero bersela fino all’ultima stilla i discepoli gonzi che gli hanno dato cinquanta milioni come caparra per una casetta nell’Aldilà. Ci sono (rari) casi giudiziari nei quali basta un’occhiata alla parte lesa per capire che è una parte autolesionista. E l’imputato, anche se l’infame sorride, finisce per essere uno strumento (divino?) di pedagogia sociale, un utile furbo che è venuto a dare scandalo perché è bene che certi scandali accadano. Lo scandalo della stupidità, della credulità illogica e ottenebrata, è antico come l’uomo. E certo, non è bello approfittarne lottizzando, a congruo prezzo di mercato, porzioni di Paradiso. Però non è funzionale, e forse non è neanche morale, soccorrere gli incauti acquirenti e consolarli della loro dissipatezza dicendo che la colpa non è loro, ma di chi li ha convinti che è possibile diventare condòmini di Dio. Il rischio, in casi di conclamata dabbenaggine, è che la condanna del truffatore suoni come implicita assoluzione dei truffati. Mentre i truffati, qui, versano in uno stato di così evidente vulnerabilità, che il solo modo per aiutarli davvero sarebbe uno di quei "peggio per voi, e vi serva da lezione" che si spendono con i bambini quando si riesce a essere davvero buoni genitori. Nei casi di plagio e dintorni non è mai facile giudicare, perché le forme di dipendenza psicologica e intellettuale affondano nei misteriosi meandri della psiche umana. Ma stavolta l’istinto ci soccorre prima ancora che l’intelletto, o i codici, intervengano. L’istinto è allargare le braccia, sospirare e dire che niente e nessuno può soccorrere un cretino, specie quando il cretino è così orgoglioso del suo stato da farne ragione di investimento immobiliare. Il Mago di Sanremo ha tentato di aggiornare la pratica della vendita di indulgenze, rendendola, se possibile, anche più cinica e scoperta. Secoli fa un clero trafficone metteva all’asta la vita eterna, ma nessuno aveva ancora pensato di darle una configurazione urbanistica (con piano regolatore?). Le camere con vista promesse dal Mago di Sanremo avevano poco di dantesco e molto di geometrile. Una contraffazione così plateale del concetto di eternità era in grado, in sé, di mettere in allarme anche il più allocco dei bigotti. C’è un limite oltre il quale la sprovvedutezza diventa una colpa. Si diano ai malcapitati i conforti della solidarietà umana (senza esagerare, però), ma non li si radichi nella loro colpa dicendo che la colpa non è loro» (Giovanna Zucconi).