varie, 8 ottobre 2002
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Mutu Adrian
• Calinesti (Romania) 8 gennaio 1979. Calciatore. Dal 2011/2012 al Cesena. Prima giocava (dal 2006/2007) nella Fiorentina: positivo due volte alla sibutramina, il 10 gennaio 2010 dopo Fiorentina-Bari e il 20 dopo Fiorentina-Lazio di coppa Italia, subì una squalifica di nove mesi. Con la Juventus vinse i due scudetti revocati causa Calciopoli (2005, 2006). In Italia ha giocato anche con Inter, Verona, Parma. Poi una sfortunata esperienza al Chelsea (squalificato per cocaina, gli è stato chiesto un risarcimento multimilionario) • «[...] squalificato per 7 mesi per doping (cocaina), scacciato da Roman Abramovich forse con troppa fretta (l’ostruzionismo successivo nasce dall’irritazione del padrone di Stamford Bridge che si aspettava due anni di squalifica) [...] Cosa è successo in Inghilterra? “Sono successe tante cose, ma tutto è nato dal fatto che non sono mai riuscito ad adattarmi. La mia mentalità è più vicina a quella italiana, là non c’era il mio posto [...] La solitudine, la tristezza di certi momenti. Non mi voglio giustificare, però. Ho fatto cose di cui non vado fiero, ma ho imparato la lezione e soprattutto ho capito che i calciatori sono persone come le altre, non superuomini. E possono sbagliare, come tutti [...] la Juve mi ha dato fiducia. Loro hanno capito l’aspetto umano della mia vicenda, mi hanno trattato come una persona, non come una macchina. Come un calciatore che aveva attraversato un momento di crisi ma che aveva delle potenzialità. [...]» (Roberto Perrone, “Corriere della Sera” 28/10/2005) • «Un regista gli propose la parte di Ceausescu giovane, l’Inter molta, inevitabile panchina, il Parma (via Verona) un posto nel paradiso nostrano del calcio. Non ha fatto Ceausescu, non ha fatto (molta) panchina e adesso, di conseguenza, fa molti gol. […] “Ero trequartista, alla Zidane, ma il mio idolo era Hagi e un giorno spero di diventare anch’io un simbolo per molti ragazzini. Poi sono venuto in Italia e mi hanno fatto giocare ovunque tranne che nel ruolo che mi piaceva di più: ho fatto la seconda punta, la punta esterna e spesso anche la prima punta”» (Roberto Perrone, “Corriere della Sera” 5/10/2002) • «“Per accontentarsi di poco c’è sempre tempo”. Lo disse Napoleone ed è una delle sue citazioni preferite. […] Sacchi lo definisce un fenomeno […] Uno che in campo gioca col suo estro, in allenamento prende appunti perché da grande vuole allenare mentre fuori dal campo è iscritto al terzo anno di Giurisprudenza, è appassionato di storia, legge le poesie del connazionale Emilescu e non sbaglia un congiuntivo (“Le parole sono importanti, se non le sai usare è facile non farsi capire o fare del male”), uno così nel calcio rischia grosso: fenomeno può anche avere un valore dispregiativo. Vedendo però crescere lo standard delle sue prestazioni […] qualsiasi diffidenza è stata superata. “Ora sono diventato più freddo sotto porta, un segno di maturità. Non sono più il ragazzo che arrivò all’Inter”. Fece 10 partite in nerazzurro, poi due anni a Verona (57 gare e 16 gol) prima dell’esplosione a Parma con Prandelli, “un insegnante sereno”. Nato da un matematico e un’informatica, ex operai di un’azienda statale ed entrambi ex portieri di calcio. […] “Appena arrivato il calcio italiano non mi piaceva, troppo difensivista. Quest’anno invece si segna di più, c’è più spettacolo. Il calcio è gioia e divertimento, il risultato conta ma deve arrivare attraverso i numeri in attacco e le qualità”» (Emilio Marrese, “la Repubblica” 6/4/2003).