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 2002  ottobre 09 Mercoledì calendario

MAGNAGO Silvius

MAGNAGO Silvius Merano (Bolzano) 5 febbraio 1914, Bolzano 25 maggio 2010. Politico. Tra i fondatori della Sudtiroler Volkspartei, il partito dei sudtirolesi dell’Alto Adige, di cui fu presidente per 34 anni, fino al 1991. Per 29 anni, dal 1960 al 1989, fu anche presidente della Provincia autonoma di Bolzano • «Una vita che è una leggenda. Raccontano che abbia innaffiato per anni i fiori della propria tomba. Un´icona: la gamba amputata, le stampelle che ammutoliscono, la magrezza ghandiana, l´occhio chiaro simile a quello di Samuel Beckett, la pelle legnosa, la geografia delle rughe, il carisma, la severità. [...] Figlio di un trentino e di un´austriaca del Voralberg, in un secolo che rifiutava i bastardi e lo obbligava a schierarsi, ha fatto una scelta netta, diventando campione dell´identità tedesca della piccola patria sull´Adige. Militò nella Wehrmacht, divenne un super-tedesco dal cognome italiano. L´inverso del capo di An a Bolzano, Holzmann, un super-italiano dal cognome tedesco. Cose che capitano sui confini. Ma è stato proprio quest´uomo duro a pacificare il confine più inquieto delle Alpi dopo la stagione della dinamite. Abile tessitore, diceva: “In politica non ci sono santi”. [...] E´ un uomo di destra, nel profondo, ma non si fida affatto della destra di Roma. Non ama il Cavaliere che lo ha fatto aspettare mesi per riceverlo. Figurarsi se ha qualcosa in comune con questa Alleanza Nazionale che si genuflette in Israele e ridiventa fascista proprio in Alto Adige, si oppone a ogni lifting dei monumenti fascisti che vollero italianizzare i “barbari” a Settentrione di Trento. Ascoltiamolo. [...] “Il tempo più difficile fu quello sotto il regime fascista, quando il governo del Duce volle snaturare la popolazione e togliere ad esso la sua lingua. Furono anni indimenticabili, quelli di Mussolini. [...] Dopo la seconda guerra mondiale il governo democratico ha cercato di ridarci quello che ci era stato tolto. Tutto subito non si poteva, ma è iniziato un dialogo. [...] Poi venne in trattato di Parigi e la storia la sappiamo. Si è sancita la parità dei diritti tra gli abitanti di lingua tedesca e quelli di lingua italiana. Si è arrivati al dialogo con De Gasperi. [...] Quando mio padre mi iscrisse alla scuola tedesca fu chiamato e minacciato di trasferimento a Milano. Riuscì a cavarsela aprendo uno studio di avvocato. Così poté restare. [...] Ma si rende conto che per anni gli abitanti di lingua tedesca non hanno potuto usare la loro lingua nei processi? Sotto l´impero asburgico era inconcepibile che un italiano di Trento dovesse difendersi in tedesco. Ognuno aveva la sua lingua. Un poliziotto di Vienna in Trentino doveva imparare l´Italiano. [...] Su tutti i confini con l´Austria il fascismo ha messo degli ossari con caduti italiani della Grande Guerra. In quei luoghi non era mai morto nessuno, quelle ossa furono portate da altrove. Servivano a ridefinire i confini della patria. Nelle tombe, infatti, non c´era nessun tedesco. Bene, se io provassi a dire di togliere quei poveri resti e riportarli nei luoghi della battaglia vera, succederebbe un putiferio. [...]”» (Paolo Rumiz, “la Repubblica” 4/2/2004).