Varie, 10 ottobre 2002
BAILEY
BAILEY Donovan Manchester (Giamaica) 16 dicembre 1967. Sprinter. Nel 1981 è emigrato con la famiglia in Canada, il paese per il quale ha gareggiato durante tutta la carriera. Inizialmente aveva provato a sfondare nel basket. Nel 1993, ai mondiali di Stoccarda, conosce l’allenatore Dan Pfaff: lo segue in Texas e con lui migliora il personale sui cento passando nel 1994 da 10’’36 a 10’’03. La prima grande impresa arriva nel 1995: ai mondiali di Goeteborg vince i 100 in 9’’91, davanti a Surin e Boldon. Si ripete ai giochi di Atlanta del 1996: vince in 9’’84 (27 luglio 1996, record mondiale) davanti a Fredericks e Boldon. stato il quarto sprinter della storia a vincere la gara olimpica dei 100 stabilendo il primato mondiale: prima di lui c’erano riusciti Bob Hayes nel 1964, Jim Hines nel 1968 e Carl Lewis nel 1988 (’La Gazzetta dello Sport-Magazine”, n.21 /1997). Il primato gli è stato strappato ad Atene da Maurice Greene il 16 giugno 1999 con il tempo di 9’’79. «Era un ragazzo scheletrico, sempre svagato, che si divertiva soltanto con il basket. In allenamento stupiva tutti, in gara deludeva. Troppo impaziente e inconcludente. Passò all´atletica, dove veniva sempre messo fuori squadra, perché non si presentava agli allenamenti e faceva lo stupido con le ragazze. A 17 anni se ne andò di casa, perché ”voleva dormire comodo”. Per campare si mise a consegnare fish and chips e a rivenderei gomme usate. D´estate passava ad altri lavori: consulente finanziario, assicuratore, all´export - import. A 22 anni si mise a guidare una Porsche bianca, ma andava sempre a correre alla York University, a Toronto. Dove tutti dicevano: è disordinato e inguardabile. Lui continuò ad andare anche sui campi di basket: soprattutto per scommettere su quanti canestri sarebbe riuscito a fare. A 25 anni chiese un parere sulla sua corsa, gli interessava sapere se aveva un futuro nello sprint. Il verdetto fu: sei troppo vecchio e non allenabile, non hai agilità e nemmeno tecnica. Venne anche escluso dalla staffetta. Lui la prese male, si scelse un allenatore e decise che non sarebbe mai sceso dalla sua Porsche. Voleva andare veloce e diventare ricco. Ci riuscì in una notte di luglio del ’96 ai Giochi di Atlanta e dopo, mentre tutti lo cercavano, lui andò a sbronzarsi in un bar e a fumare un sigaro con la moglie» (Emanuela Audisio, ”la Repubblica” 29/8/2003).