varie, 10 ottobre 2002
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Cesar RodriguezAparecido
• San Paolo (Brasile) 24 ottobre 1974. Calciatore. Ha giocato in A con Lazio, Inter (campione d’Italia nel 2006 e 2008, il primo titolo a tavolino), Livorno, Bologna, nel 2009/2010 al Valle del Giovenco (Lega Prima Divisione) • «Veloce come il vento, dicevano di lui al suo arrivo in Italia e alla Lazio. Veloce al punto da non riuscire a vederlo, ironizzavano quanti da Aparecido Rodriguez Cesar si aspettavano di vedere giocate come quelle di Sergignho e Roberto Carlos. Il primo brasiliano della Lazio però non è né l’uno, né l’altro: è soltanto Cesar, ”cesaretto” per i tifosi, un appellativo a metà tra l’affettuoso e lo sfottò» (Roberto Avantaggiato, ”Il Messaggero” 3/12/2001) • «Coinvolto in una brutta storia, perché messo in mezzo da marpioni senza scrupoli, ha conosciuto anche la galera. Una vicenda dalla quale è uscito pulito, in quanto prosciolto, ma comunque segnato nel morale. Il tempo e le soddisfazioni sportive hanno stemperato il ricordo di quei giorni amari. A sostenerlo la compagna di sempre, Denise, alla quale è legato da 10 anni e che l’ha aiutato a superare tutti i momenti difficili: nella vita, come nello sport. L’infanzia è stata dura, cresciuto in una famiglia povera, ha dovuto sudare tutti i giorni per sbarcare il lunario e continuare a coltivare quell’amore per il pallone, tirando calci nelle strade di Sao Caetano, un sobborgo-alveare di San Paolo. Cesar e Denise sono cresciuti insieme. Un legame solido, cementato dalla nascita di Cesar Enrique. Per aiutare il piccolo a superare alcuni problemi, Cesar e la moglie hanno deciso di sacrificare anche il loro matrimonio. Il bambino ha bisogno di cure che soltanto i medici che parlano la sua lingua possono garantirgli ed allora la coppia ha accettato l’idea di vivere lontani. La signora Denise a San Paolo, per seguire il figlio, Cesar a Roma per continuare la professione di calciatore. Quando ospita, come accade in questi giorni il padre Erculano Rodriguez, o altre persone della famiglia, vive nell’ex casa di Mendieta. Ma quando resta da solo, preferisce alloggiare nella foresteria di Formello. Ore passate al telefono, centinaia di fax e di e-mail con il Brasile per comunicare con moglie e figlio e per non perdere la necessaria serenità. Si è sempre dimostrato generoso con i bambini. Nel quartiere dove risiede, a Sao Caetano, ne ha fatto felici parecchi con un’importante iniziativa. Per consentire loro di continuare a giocare a calcetto nelle ore notturne, senza doversi spostare lontano dalle rispettive abitazioni, ha acquistato sia l’impianto di illuminazione del campo che i tabelloni per segnare i gol. E quando torna in Brasile, anche lui partecipa alle partitelle. Ragazzo sensibile e timido, diventa un personaggio divertente e guascone con quelli che lo conoscono bene e che sanno apprezzarne le qualità umane. Della Lazio è ormai diventato la mascotte, da molti ribattezzato ”Cesaretto”, sorprese il cuoco di Formello per come divorava il cibo italiano. ”Come fai a essere così magro se mangi così tanto?”, gli chiese sconvolto un cameriere. – perchè corro sempre”, rispose lui. In realtà l’esterno sinistro biancoceleste in campo è un moto perpetuo: la corsa e la tecnica rappresentano infatti le sue qualità migliori. ”Quando andai a visionarlo rimasi colpito dalla sua velocità e dalla resistenza perché faceva la fascia quindici volte a partita - racconta il dg Massimo Cragnotti - eppoi mi disse che per lui non esisteva la nostalgia che colpisce molti brasiliani. Voleva solo sfondare nel campionato italiano e guadagnare per costruirsi un futuro migliore”. Ma quando arrivò in Italia - con quell’aria spaesata e il viso smunto - suscitò molte perplessità. Invece, una volta inserito nell’ambiente, e trovata la fiducia di tecnico e compagni, ha dimostrato di essere un calciatore di valore. stata una sorpresa per tutti, Mancini compreso. […] Nella rosa biancococeleste è tra quelli che guadagnano meno (un milione di euro a stagione), abbastanza comunque per dare un calcio alla povertà dell’infanzia, per prepararsi un avvenire senza problemi e per concedersi l’unico lusso: l’auto, una Bmw X5. Era molto amico di Nesta. Partito il capitano, ha stretto una solida amicizia con il nuovo arrivato Corradi. Ma tutto lo spogliatoio gli vuole bene e lo considera un elemento importante del gruppo creato da Mancini. Quando scende in campo riesce ad accantonare i problemi della vita e per 90 minuti dà tutto alla Lazio. Poi, orgoglioso e felice, telefona a Denise e Cesar Junior» (Gabriele De Bari, ”Il Messaggero” 8/10/2002).