Varie, 10 ottobre 2002
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Matarrese Vincenzo
• Andria (Bari) 25 maggio 1937. Imprenditore. Titolare di un’impresa edile il cui fondatore fu il padre Salvatore. Dal 1983 presidente del Bari • «[...] Nel ’77 rilevammo la società e al timone si mise mio fratello Tonino: diventato il numero uno in Lega, nell’83 mi consegnò il Bari. Con Bruno Bolchi in panchina, centrammo due promozioni consecutive. [...] la Partita delle 1.000. “La vittoria a San Siro con l’Inter, 1-2, nel primo anno in A con Materazzi: gol di Guerrero e Tovalieri. A fine gara, mi vergognavo, non guardavo in faccia Ernesto Pellegrini. Io e Regalia eravamo stati a pranzo a casa del presidente dell’Inter; serviti e riveriti a tavola, prendemmo 3 punti, dando spettacolo. Poi metto in cornice i successi, sempre a Milano con Inter e Milan, con Fascetti, e le perle realizzate da Ventura [...]”. Il giocatore che ha trattato come un figlio? “Maiellaro. Pietro mi esaltava coi suoi colpi geniali. Mi legai a lui in modo affettuoso, provai a dargli consigli preziosi” [...] La delusione più grande? “La retrocessione in C1, nella stagione con Pillon, dopo lo spareggio col Venezia; per fortuna, il Bari fu ripescato. Eravamo tutti a Sorrento per il matrimonio di mio figlio Michelino: una serataccia, dopo la notizia della retrocessione”. Il colpo di mercato più importante nella storia del suo Bari? “È scontato dire Cassano. Ma riconosco a Regalia il fiuto per Ingesson e Andersson, e per Zambrotta, Sala e De Ascentis, pescati nel Como, soffiati a Milan e Inter. In Argentina per acquistare Markic, chiedemmo notizie di Riquelme: costava troppo e l’Inter non accettò di concludere l’affare in società con noi. Considero Regalia e Fascetti la coppia perfetta della mia gestione. Perinetti e Ventura sono sulla strada di Carlo ed Eugenio [...]”» (Giuseppe Calvi, “La Gazzetta dello Sport” 2/4/2010).