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 2002  ottobre 10 Giovedì calendario

Tanzi Stefano

• Parma 23 luglio 1968. Figlio di Callisto, azionista di maggioranza del Parma calcio, proprietario della Parmalat. Presidente del Parma dal 19 luglio 1996. Laureato in eonomia e commercio,alla passione per il calcio affianca quella per la vela e l’automobilismo (il gruppo, prima di investire nel calcio in Europa dell’Est e in Sudamerica, ha sostenuto in Formula 1 Piquet e più recentemente la Ligier). Nell’azienda di famiglia cura soprattutto il mercato sudamericano (Annuario del calcio Mondiale 2001/2002). «[...] il calcio è finito. E lui racconta che quando è cominciato non gli interessava, si ricorda di suo papà che insisteva, ma lui non voleva, e dice che prima non aveva mai tirato un calcio al pallone, ”solo qualche volta nel cortile di scuola, magari facendosi cacciare dagli altri compagni. La prima partita a pallone che ho fatto in vita mia era su un campo sopra il mare, a Genova, tra i tifosi, e c’erano anche Enrico e Filippo Mantovani. Poi mi sono appassionato, e con il Parma credo di aver fatto il mio lavoro bene, quello che potevo fare”. [...] Il calcio era il mondo nel quale era finito l’erede dei Tanzi, ed era anche, secondo l’inchiesta, una delle casse che svuotavano la Parmalat, perché così ha raccontato papà Calisto ai giudici dicendo di non aver mai preso soldi per sé, ma solo per due attività che ne avevano bisogno, il pallone e il turismo, quelle gestite dai figli. [...] ”Mio padre è stato un buon padre, per 35 anni mi ha insegnato certi valori, mi ha inculcato nella testa certe idee, ha chiesto e ha voluto da noi sempre le stesse cose. Adesso, all’improvviso, è come se scoprissi che mentre mi diceva delle cose e mi educava in un certo modo, lui faceva tutto l’opposto. una cosa che non ha senso. [...] Negli occhi di Stefano ci sono i Buddenbrook di Thomas Mann e tutte le facce e tutte le storie della borghesia che non ha mai campato per diritti divini, e che quest’Italia contadina e populista in fondo non ha mai troppo amato, anche se ci ha dato questo mondo con un lavoro e con un pezzo di pane per tutti. [...]» (’La Stampa” 15/1/2004).