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 2002  ottobre 14 Lunedì calendario

FERRI

FERRI Fabrizio Roma 3 ottobre 1952. Fotografo. Inizia la carriera nel 1972. Dal ”97 al 2000 lavora al progetto Aria: nasce un libro, il primo fotografico con tecniche di ripresa digitale e un cortometraggio ideato con Alessandra Ferri • «Fin dagli anni Settanta una firma internazionale nel mondo della fotografia di moda, ma oggi, assieme alla moglie-omonima Alessandra Ferri, prima ballerina della Scala, reggitore di una holding cultural-commerciale dal nome programmaticamente manageriale, Industria, che spazia dai corsi di grafica dell’Università dell’immagine ai ristoranti biologici, dalle gallerie d’arte alle palestre di fitness ai villaggi turistici e che comprende perfino una compagnia aerea privata, la Air Industria» (M.S., ”la Repubblica” 13/10/2002). «’La mia era una famiglia di intellettuali comunisti di professione, che erano impegnati con onestà e autenticità nel tentativo di cambiare il mondo [...] Mio padre era un gappista torturato dalla banda Koch, il direttore dell’Istituto Gramsci negli anni della sua migliore attività, un deputato del Pci. Mia madre scriveva sui giornali di partito e organizzava le campagne elettorali. Io non so lottare come loro per cambiare il mondo, ma ho trasferito quei sentimenti nella mia visione del lavoro. Non mi sento la pecora nera della famiglia”. Ha anche un cugino piuttosto famoso. ”Sì, Giuliano Ferrara. La mia mamma e la sua erano sorelle. Lui ha solo nove mesi più di me e per alcuni anni è stato come un fratellino, perché i genitori stavano a Mosca e lo avevano lasciato a casa nostra [...] Ci separammo quando lui andò in Russia e tornammo a frequentarci da ragazzetti. Ma lui era trascinato altrove dalla sua incredibile intelligenza. Così si allontanava dalla sua età e quindi da me, che stavo lì a suonare la chitarra e a fare il giovane della Fgci. [...] Io non ho nessuna passione per la fotografia [...] L’unico motivo per cui si fa una fotografia è per far vedere agli altri ciò che si è già visto. Quindi la passione è nel vedere. Per me è andata così fin dalla prima volta, quando un amico mi chiese di fare al suo posto qualche foto della manifestazione del Primo maggio. Avevo diciassette anni e non sapevo neanche dove fosse l’obiettivo. Ma vidi tre straordinarie facce di italiani, padre madre e bambino, che guardavano ispirati verso il palco, sentii tutto il senso di quella scena e feci clic [...] conservo l’idea che la passione sia nel trovare un’immagine, non nel trasmetterla. andata così anche quando ho lasciato le foto di costume politico per quelle di moda. O quando rifiuto commissioni già predisposte, che escludono un processo creativo. [...] un artista deve fare un lavoro materiale, altrimenti non crea un bel nulla. I direttori artistici che hanno un’idea e la commissionano a un altro, spezzano in due un processo vitale, privando dell’arte sia se stessi che gli esecutori. E questo non è solo un danno per le persone, ma per l’intero mercato. Il consumatore si è fatto scaltro. Anche nella pubblicità non si lascia più stupire da qualche trucco, pretende l’autenticità [...]» (Stefania Rossini, ”L’Espresso” 2/10/2003).