Varie, 14 ottobre 2002
GIANNINI Giuseppe
GIANNINI Giuseppe Roma 20 agosto 1964. Ex calciatore. Allenatore. Nel 2010/2011 al Verona (Lega Pro Prima divisione), esonerato dopo la 12ª giornata. Nel 2008/2009 portò in B il Gallipoli. Noto come “il principe”. Quasi tutta la carriera nella Roma, con la squadra giallorossa vinse tre volte la Coppa Italia (1983/84, 1985/86, 1990/91), 437 partite e 75 gol. Ha vestito anche le maglie di Sturm Graz, Napoli e Lecce. Ha allenato anche Foggia, Sambenedettese, Arges Pitesti (Romania) e Massese. In nazionale 47 presenze e 6 gol, terzo agli Europei del 1988 e ai Mondiali del 1990, vicecampione d’Europa under 21 nel 1986 • «Vita da capitano della Roma. “Una professione nella professione”, spiega. “Ereditai la fascia da Bruno Conti e l’ho lasciata a Totti: mica male...”. [...] “A Roma, il peggior nemico per un calciatore di successo sono le chiacchiere. Chiacchiere di ogni tipo che, il più delle volte, investono la sua vita privata. Anche con il sottoscritto ci hanno provato: non potendo malignare a sufficienza sulla mia vita sentimentale, visto che mi sono sposato molto giovane, hanno poi provato a rovinarmi l’esistenza sparlando delle mie bambine. Io mi sono difeso infischiandomene di tante cattiverie, però non posso negare che quanti mi stavano intorno, tipo i miei genitori, ne hanno sofferto tantissimo”. [...] E poi. “Essere il capitano della Roma significa esser sempre e comunque al centro dell’attenzione: devi dare l’esempio in qualsiasi circostanza, non puoi sbagliare anche la minima mossa perché ti verrebbe rinfacciata, e con gli interessi, alla prima occasione. [...] Mi vengono in mente le parole di alcuni miei ex compagni: giocare dieci anni di fila a Roma è un’impresa quasi impossibile. Perché la città ti trita, la pressione è fortissima, le esigenze sono altissime e se non ci stai con la testa fai presto a perderti per strada... [...] Ero il capitano di una Roma sempre ai confini della crisi societaria e dai risultati scarsissimi. Figuratevi, perciò, quali erano le responsabilità del capitano di quella squadra. Mille volte mi sono sentito solo, quasi impotente di fronte ai problemi. Sono riuscito a sopravvivere affidandomi esclusivamente alle mie forze, e alla voglia immensa di essere comunque il capitano della Roma [...] In attesa di diventare allenatore (“Mi sono deciso, voglio provarci: l’idea mi affascina”), si dedica alla sua Scuola Calcio, l’Atletico 2000, e ai ragazzi di “Saranno famosi", di cui è istruttore di calcetto, senza dimenticare il ruolo federale (regionale) di selezionatore di Allievi e Giovanissimi» (Mimmo Ferretti, “Il Messaggero” 10/10/2002).