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 2002  ottobre 14 Lunedì calendario

Lievore Carlo

• . Nato a Carrè (Vicenza) il 10 novembre 1937, morto a Torino il 9 ottobre 2002. Ex primatista mondiale del lancio del giavellotto. «Realizzò il suo record all’Arena di Milano, il primo giugno 1961, in occasione della fase interregionale deai campionati di società: lanciò a 86.74 e l’attrezzo atterrò in pista, conficcandosi in sesta corsia. Arrivò all’atletica seguendo le orme del fratello Giovanni. Iniziò nel 1954 con la Lane Rossi di Schio, poi approdò alle Fiamme Oro prima di legarsi al Centro Sportivo Fiat, di cui a fine carriera divenne allenatore. Solo gli infortuni gli preclusero la possibilità di vincere medaglie nei grandi eventi internazionali, in particolare ai Giochi olimpici di Roma ’60, dove arrivò nono e agli Europei di Belgrado ’ 62, sesto. Il suo 86.74 nel giavellotto fu primato mondiale per tre anni e un mese, ma ci vollero 22 anni per detronizzarlo dall’albo del record italiano. Di italiani che abbiano battuto un primato in una qualsiasi specialità dell’atletica ce ne sono stati relativamente pochi, il che non può sorprendere più di tanto, trattandosi di uno sport diffuso in ogni angolo del mondo. [...] Fece volare il giavellotto a 86metri e 74, superando di 70 centimetri il primato mondiale del tempo, stabilito dall’americano Al Cantello nel 1959. All’epoca aveva già una buona quotazione mondiale, avendo al suo attivo un buon 83.60 (1960), tuttavia l’idea di un record del genere aveva appena sfiorato la sua mente. ”Quasi non credevo ai miei occhi – disse egli stesso dopo la gara – anche se avevo cominciato la stagione in modo promettente e sentivo di esser vicino a una bella prestazione”. La gara di Milano era fra quelle definite di solito ”fredde” ( il secondo lanciò a 63.78). Cominciò con 76.91. Al secondo tentativo l’attrezzo infilò una traiettoria piuttosto bassa, ma incredibilmente lunga, tanto da finire oltre i limiti del campo per atterrare nella sesta corsia di quella pista ( allora di 500 metri) che aveva propiziato attraverso gli anni tante prodezze della corsa. La prima misurazione dette 86.71 e un picchetto fu piantato nel punto di atterraggio, con due giudici stazionati là per renderlo intoccabile fino a che la gara non fosse giunta al termine. Il giavellotto è una specialità in cui lo stress fisico e mentale di un grande lancio è spesso tale da prosciugare le energie per il resto della gara. Ma Lievore, nel suo ”giorno dei giorni” , seppe raggiungere 85.50 al terzo lancio, con l’attrezzo che stavolta finì nella seconda corsia della pista. Solo a quel punto decise di rinunciare alle rimanenti prove. A gara finita, la distanza del lancio record fu ricontrollata e risultò di 86.74. Nel 1964 il norvegese Terje Pedersen lo cancellò, portandosi dapprima a 87.12 e, due mesi dopo, addirittura a 91.72. L’attrezzo usato da Lievore era un Held di metallo, di un tipo codificato dalla Iaaf proprio in quei giorni (nel 1986, con l’introduzione di attrezzi meno ”espansivi”, o volatili che dir si voglia, la storia della specialità avrà una nuova chiave di lettura). Pesava 806 grammi e aveva una punta lunga 27 centimetri. In mattinata era piovuto e Lievore usava scarpette con punte piuttosto lunghe, per aver maggior presa nel terreno. Aveva imparato l’arte del giavellotto dal fratello Giovanni, più anziano di cinque anni. Era stato lui il primo della famiglia a detenere il primato italiano, fino a un massimo di 80.72 nel 1958, e si era classificato sesto ai Giochi olimpici di Melbourne (1956). Stilisticamente Giovanni era il più forbito dei due, al contrario di Carlo che lanciava essenzialmente di forza, valendosi di una struttura possente (1.83 di altezza per 84 kg di peso). Forse anche per questo andava soggetto ad alti e bassi. Nell’anno del suo mondiale, superò altre due volte gli 80 metri ( 84.30 e 81.21), ma subì cinque sconfitte. In precedenza aveva conosciuto momenti di amarezza in occasione dei Giochi del ’60 a Roma. Una distorsione a una caviglia che richiese due settimane di gesso lo frenò proprio in vicinanza dell’appuntamento. Gareggiò in condizioni precarie e dovette accontentarsi del nono posto con 75.21. Agli Europei fu tre volte finalista: finì undicesimo nel ’58 (con Giovanni 8?) , sesto nel ’62 e 12 ? nel ’69. Anche se dovette buona parte della sua fama al lancio- record del ’ 61 a Milano, ebbe per diverse stagioni un’alta quotazione internazionale: nel Ranking della rivista americana ”Track& FieldNews” fu sesto nel ’59, quinto nel ’60, quarto nel ’61 e terzo nel ’62. Restò a lungo ai vertici italiani e fu azzurro sino a 33 anni. Terminata la carriera agonistica, lavorò alla Fiat, a Torino, dove s’era stabilito quando era entrato nel club dell’industria piemontese e dove si era sposato con Luciana Sommavilla, ostacolista azzurra. A proposito del primato mondiale che gli permise di passare alla storia, ricordiamo un episodio curioso. Agli Europei di Stoccarda del 1986 – quindi un quarto di secolo più tardi – vedemmo Yuri Syedikh stabilire un mondiale di 86.74 nel martello (a tutt’oggi inarrivato). Un amico e collega finlandese, il compianto Pekka Rinne, ci disse sorridendo: ”La stessa misura con cui il vostro Carlo Lievore stabilì nel ’ 61...”. Divagazioni di statistici, soprattutto finlandesi» (Roberto L. Quercetani, ”La Gazzetta dello Sport” 11/10/2002).