14 ottobre 2002
Carifano Antonio, di anni 55. Muratore, sposato con Angiolina, tre figli, una casa a Castrel Baronìa, Avellino, una foto sulla patente che lo ritraeva azzimato in giacca e cravatta, i capelli impomatati
Carifano Antonio, di anni 55. Muratore, sposato con Angiolina, tre figli, una casa a Castrel Baronìa, Avellino, una foto sulla patente che lo ritraeva azzimato in giacca e cravatta, i capelli impomatati. Da quattro anni lavorava come operaio specializzato a Roma, insieme al figlio Carifano Carmine, di anni 25, e tornava al paese solo per il fine settimana. Due mesi fa, aveva investito i risparmi in una Bmw usata, nera, interni in pelle, per rendere più veloci e confortevoli i viaggi da pendolare. Nella notte di domenica 6 era appunto sulla strada verso Roma insieme al figlio quando decise di fermarsi al benzinaio. Carmine scese dall’auto, aprì il tappo del serbatoio. In quel momento arrivarono quattro balordi a bordo di una Seat Toledo rubata poco prima a due fidanzati di Acerra (Napoli): tre di loro scesero impugnando pistole. Carmine tentò di disarmarli e fu fatto secco da cinque proiettili. Subito dopo uno dei rapinatori sparò anche al padre: un unico colpo, che attraversò prima il vetro del finestrino e poi la testa di Antonio, seduto immobile davanti al volante. Nell’auto, oltre alla radio accesa, rimasero due paia di scarpe da lavoro, una borsa coi vestiti lavati e stirati, una busta di plastica con la colazione preparata prima di intraprendere il viaggio. Intorno alle 4 di notte sulla statale Telesina all’altezza di Pietravairano, Caserta.