14 ottobre 2002
Zanetti Renata, di anni 42. Bruna, minuta, sorriso generoso, occhi distanziati, aria pacifica, amava tutto ciò che le ricordava la Gran Bretagna
Zanetti Renata, di anni 42. Bruna, minuta, sorriso generoso, occhi distanziati, aria pacifica, amava tutto ciò che le ricordava la Gran Bretagna. Per questo due dei suoi tre figli avevano nomi inglesi: Ronnie, di anni 24, tossicodipendente da otto mesi in comunità, Michael, di anni 7, seconda elementare; il terzo invece si chiamava Stefano, di anni 17, studente in una scuola di avviamento professionale. Originaria di Trento, la Zanetti viveva a Vestone (Brescia) insieme al marito, Berardi Angelo, di anni 45, assemblatore di posate e stampatore di magliette in un laboratorio della zona. Dopo una vita a far la casalinga, l’anno scorso aveva aperto in paese un negozio di abbigliamento, il Gaiety Wear, tra un salumiere e un’agenzia di viaggi. Un paio di settimane fa pescò a rubar magliette dalla sua vetrina un Militello Fabrizio, di anni 23, siciliano, disturbi della personalità che gli davano diritto all’assistenza sociale, per lo più vagabondo o ladruncolo, talvolta muratore a cottimo nei cantieri. ”Va’ a lavorare, lazzarone” gli intimò allora la Zanetti. Il Militello la prese male: uscì a testa bassa dal negozio, meditò vendetta e si ripresentò molto tempo dopo, alle 9 e 45 di mercoledì. In mano aveva un coltello da cucina. Per la Zanetti fu inutile divincolarsi: accoltellata ai polmoni, al fegato e ai fianchi, riuscì a trascinarsi fino all’uscita del negozio, si sedette sul gradino e qui spirò.