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 2002  ottobre 15 Martedì calendario

Radcliffe Paula

• Northwich (Gran Bretagna) 17 dicembre 1973. Primatista mondiale della maratona (2h15’25’’ il 13 aprile 2003 a Londra). Campionessa del mondo 2005 • «Non lasciatevi ingannare dalla sua figura minuta, dai suoi occhi azzurri, dai suoi capelli biondi. Sì, è dolce e all’apparenza timida, ma quando calza le scarpette diventa una belva» (Pierangelo Molinaro, ”La Gazzetta dello Sport” 14/4/2003). Da anni è tra le migliori fondiste al mondo: ha vinto il titolo iridato di cross lungo nel 2001 e 2002, quello di mezza maratona nel 2000 e nel 2001. Nel 2002 non ha avuto rivali: prima nella maratona di Londra, oro sui 5000 ai Giochi del Commonwealth, regina dei 10.000 agli Europei col record continentale. Prima era abbonata ai piazzamenti: seconda sui 10.000 ai Mondiali 1999, quarta ai Giochi di Sydney e ai Mondiali 2001, quarta sui 5000 ai Mondiali 1997. «Paladina dello sport pulito con la sua campagna contro il doping, è passata all’attacco, decisa a dimostrare (’Potete farmi quanti controlli volete”) che con la tenacia e gli allenamenti si può arrivare lontano: ha stupito il mondo nella finale dei 10.000 agli Europei 2002 con una gara di testa che ha stroncato le avversarie e ha fissato almeno ufficiosamente il record sulla distanza (30’01’’09) essendo avvolta da troppi legittimi sospetti l’impresa (29’31’’78) della cinese Junxia Wang nel 1993. [...] Pur con i movimenti sgraziati che contraddistinguono la sua corsa può essere indicata come il prototipo della donna che avanza e avvicina l’uomo delegato da Madre Natura ai record assoluti» (Giorgio Barberis, ”La Stampa” 14/10/2002). «[...] Lady Maratona. [...] La più veloce del mondo, ma anche quella più straziata. Tante partenze, mai un arrivo importante nello stadio. Nessun titolo mondiale o olimpico, a parte un argento nei 10 mila a Siviglia nel ’99. Però tanti successi su strada, di quelli da raccontare ai nipoti: Chicago, Londra, New York. E tantissimi premi di consolazione. Gambe lunghe, viso pallido, testa che dondola, smorfia sul viso. Un ghigno, quasi come Zatopek. Infatti Dana [...] la moglie del campione ceko, dice: ”Ricorda il mio Emil, per questo tifo per lei”. Paula, la classica donna inglese. Come le marmellate, la regina, il derby. Un’angoscia, a guardarla. Un airone ferito. Spasmi a volontà, anche se favorita. E tutti a dire: stavolta ce la fa, vince, invece stavolta non arriva mai. I crampi, un virus, un’indigestione o qualche pezzo di vita che le va di traverso. [...] Paula, nessun glamour, l’anti-Beckham. Non c’è bisogno di cognome, lei è una star molto popolare in Gran Bretagna, dove ha ottimi contratti pubblicitari. Mitiche le sue corse contro il tempo, come la sua astinenza. Una sacerdotessa, una vestale della corsa, una di quelle che si consegna pura alla fatica. Allenamenti in quota, carne di struzzo per combattere l’anemia, sonni sotto la tenda ipobarica, senza marito of course. Il poveraccio, Gary Lough, ex mezzofondista, anche suo agente, ammette che la vita a due è spesso ”claustrofobica”. Paula non ha altri pensieri, si dà tutta alla corsa [...] per prepararsi meglio ad Atene non aveva gareggiato durante la stagione, ma è crollata lo stesso. Si sa, quando ti preservi troppo, poi basta il primo spiffero per farti inciampare. [...] Sebastian Coe dice: ”Paula nella maratona ha portato le donne in un altro pianeta, spero che non abbia paura di essere dimenticata se non vince un titolo mondiale, a volte in lei vedo un’ossessione [...] Ha troppi demoni con cui combattere”. Già, i demoni. Tu corri fuori, loro corrono dentro. Tu perdi, loro vincono, rubandoti metri e energie. [...] Paula si mette alla prova, senza dolcezza, non si evita niente. Ha carattere, sostengono i suoi ammiratori. malata di prestazione, rispondono i suoi critici. troppo assurda, dice chi la vede ciondolare il capo. [...]» (Emanuela Audisio, ”la Repubblica” 14/8/2005).