Varie, 15 ottobre 2002
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Waterman Pete
• Coventry (Gran Bretagna) 15 gennaio 1947 • «Con Mike Stock e Matt Aitken parte di un team, chiamato Hit factory, di produttori discografici i cui artisti - tra loro Kylie Minogue e i dimenticati Rick Astley e Jason Donovan - negli ultimi 20 anni hanno venduto più di 500 milioni di copie […] Artisticamente nato come dj negli anni ”60, maniacale collezionista di Ferrari, tanto da arrivare ad acquistarne 18 in un giorno, ha candidamente dichiarato di aver rubato molte melodie di successo dalla musica classica. ”Il mio lavoro è stato quello di essere sicuro che nessuno riconoscesse il plagio, se lavoro bene, e credo di averlo fatto, nessuno dovrebbe essere in grado di identificarlo” ha dichiarato […] I should be so lucky, che nel 1988 lanciò la carriera di Kylie Minogue e dominò per 16 settimane le classifiche inglesi, altri non è che il Canone in re maggiore del musicista tedesco Johann Pachelbel, ”fonte ispirativa” anche per Altogheter now dei Farm, ”90, e Go west, dei Pet Shop Boys, ”93, mentre You spin me around (like a record) dei Dead Or Alive, 23 settimane in classifica nel 1984, niente altro era che la Cavalcata delle Valchirie di Wagner, ”dal quale ho rubato almeno 20 volte, soprattutto le parti armoniche e quelle degli archi”[…] E’ tutt’altro che pentito e, per dimostrare quanto il suo modo d’agire sia piuttosto normale nell’industria del pop, ha citato il fior fiore dei gruppi del passato e attuali. Ecco svelato allora che A whiter shade of pale, il pezzo che nel ”67 fece la fortuna dei Procol Harum dell’organista Gary Brooker, e Everything’s going to be all right, successo dei Sweetbox nel ”98, sono semplicemente l’Aria sulla quarta corda di Bach, Because, che i Beatles incisero nel ”69, ma anche il recentissimo Piano and I, brano di Alicia Keys, sono molto ”debitori” della Sonata al chiaro di luna di Beethoven mentre il brano al quale il crooner Usa Barry Manilow deve il suo massimo successo, Could it be magic? del ”78, è il Preludio in do minore di Chopin» (Paolo Zaccagnini, ”Il Messaggero” 14/10/2002).