Martin Meyer, "la Repubblica" 13/10/2002, pagina 29., 13 ottobre 2002
La prima maestra di pianoforte di Alfred Brendel, tedesca, allieva di Max von Pauer, «una donna cordiale ed energica» («pur essendo perfettamente in grado di farlo, non mi ha mai bacchettato, perché non era necessario»), gl’insegnò un metodo per appoggiare i mignoli sul pianoforte e sviluppare i muscoli sulla parte esterna delle mani
La prima maestra di pianoforte di Alfred Brendel, tedesca, allieva di Max von Pauer, «una donna cordiale ed energica» («pur essendo perfettamente in grado di farlo, non mi ha mai bacchettato, perché non era necessario»), gl’insegnò un metodo per appoggiare i mignoli sul pianoforte e sviluppare i muscoli sulla parte esterna delle mani. Questa tecnica, però, lo rese «rigido» e la signora von Kaan, sua seconda insegnante, gli disse che doveva essere più rilassato: «Non mi ha detto come farlo, semplicemente l’ha constatato». I primi brani suonati da Brendel erano brevi canzoni popolari, poi arpeggi, studi e scale per un paio d’anni. A dieci anni, gli studi di armonia con Franjo Dugan, organista della Cattedrale di Zagabria («era un uomo molto basso e doveva fare grandi acrobazie sulla panca per raggiungere la pedaliera. Mi faceva suonare e trascrivere tutte le cadenze in tutte le tonalità e in tutte le posizioni. Ciò mi ha dato un senso dell’orientamento sulla tastiera del pianoforte che mi è stato di grandissima utilità»).