Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2002  settembre 27 Venerdì calendario

«E’

il carattere mitico della vicenda di Pinocchio che consente di tradurla in tutte le culture. Sono i contenuti antropologici profondi del libro di Collodi a far sì che quest’opera così toscana, così vernacolare sia diventata un’opera universale. Due esempi. Pinocchio è l’intermediario tra il mondo della natura e quello della cultura: lui è l’unico che parla sia agli animali che agli uomini. E se rischia continuamente di cadere nella bestialità - legato come un cane, quasi fritto come un pesce, trasformato in un somaro - alla fine si riscatta e diventa un bambino. Beh, il passaggio dall’animale all’uomo è un mito molto forte ovunque. Così come l’idea di rendere al padre ciò che il padre ti ha dato, visto che l’ingrato burattino alla fine ripaga Geppetto del suo affetto: filosofia tipica della Toscana contadina dell’800, dove il personaggio è nato, ma valida in qualsiasi cultura» (Paolo Fabbri, docente di semiotica all’Università di Bologna).