"Il VenerdÏ" 27/9/2002, 27 settembre 2002
«E’
il carattere mitico della vicenda di Pinocchio che consente di tradurla in tutte le culture. Sono i contenuti antropologici profondi del libro di Collodi a far sì che quest’opera così toscana, così vernacolare sia diventata un’opera universale. Due esempi. Pinocchio è l’intermediario tra il mondo della natura e quello della cultura: lui è l’unico che parla sia agli animali che agli uomini. E se rischia continuamente di cadere nella bestialità - legato come un cane, quasi fritto come un pesce, trasformato in un somaro - alla fine si riscatta e diventa un bambino. Beh, il passaggio dall’animale all’uomo è un mito molto forte ovunque. Così come l’idea di rendere al padre ciò che il padre ti ha dato, visto che l’ingrato burattino alla fine ripaga Geppetto del suo affetto: filosofia tipica della Toscana contadina dell’800, dove il personaggio è nato, ma valida in qualsiasi cultura» (Paolo Fabbri, docente di semiotica all’Università di Bologna).