Giuseppe Scaraffia, "Il Sole-24 Ore", 13/10/2002 pagina 31., 13 ottobre 2002
Già a vent’anni il surrealista Jacques Rigaut aveva fissato il giorno del suo suicidio («Provate se vi riesce, a fermare un uomo che viaggia con la sua morte all’occhiello»): nel 1929, dopo un’accurata toeletta, in una stanza in cui ogni oggetto era stato accuratamente disposto
Già a vent’anni il surrealista Jacques Rigaut aveva fissato il giorno del suo suicidio («Provate se vi riesce, a fermare un uomo che viaggia con la sua morte all’occhiello»): nel 1929, dopo un’accurata toeletta, in una stanza in cui ogni oggetto era stato accuratamente disposto. Da sempre ne parlava come di un’opera in preparazione: «Il mio libro di capezzale è un revolver».