Varie, 21 ottobre 2002
OLIVIERI
OLIVIERI Claudio Roma 28 novembre 1934. Pittore. Nei suoi quadri il colore è sottilissimo, fragile come un’ala di farfalla. Pur in un cosmo che evoca l’infinito, sembra dipingere su uno specchio, su una pellicola impalpabile che ha un suo immediato rimbalzo nella luce: dipinge nello stesso strato di trasparenza di una lastra di vetro. Pittura di fantasmi è la sua arte, dai primi anni Settanta al decennio successivo, fino alla più alta e stupefacente fioritura dei blue paintings. L’effetto notte di opere quali Memorie d’altra tomba del 1984 e Dedalus del 1990 è l’approdo estremo della trentennale ricerca olivieriana, un punto di non ritorno per la radicalizzazione della visione e per la concentrazione dello strumento pittorico. Nelle opere più recenti la tavolozza pare cristallizzarsi in una diafanità che ne allontana la visione, la temporalizza per grumi di colore distesi con leggerezza, che disegnando cromaticamente le cose come macchie la memorizzano quali elementi di un tutto. La sua è una vera memoria del presente. In Occhio fatato del 1998 e in Sine Dic dell’anno appresso, i tocchi sottili della punta del pennello, mentre spaziano precisano l’immagine di cui la cromaticità ha il valore di una nuvola vagante. Ha un maestro nella cosiddetta ”Scuola del Pacifico”, e più in Newman che in Reihardt, con un colore che conserva il senso della traslucidità cristallina attraverso cui la visione passa, a cercare nell’illusione ottica, la purezza delle sue ragioni fusive e delle sue effusive ed epifaniche fenomenologie» (Floriano De Santi, Il Messaggero” 19/10/2002).