Varie, 21 ottobre 2002
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Rooney Wayne
• Croxteth (Gran Bretagna) 24 ottobre 1985. Calciatore. Dal 2004/2005 al Manchester United, squadra con cui ha vinto la Champions League 2007/2008 (sconfitto in finale dal Barcellona nel 2009 e 2011). Lanciato dall’Everton. Ha esordito in prima squadra il 17 agosto 2002, prima giornata di campionato, nella gara Everton-Tottenham finita 2-2. Segnando due reti nel 3-0 al Wrexham in coppa di Lega è diventato il più giovane marcatore della storia del suo club (battuto il primato stabilito da Tommy Lawton nel 1937) • «Nel segno dello scorpione. Come Pelé. Come Maradona. […] Faccia da cucciolo di mastino, piglio da padrone del football. […] Ha segnato a 16 anni e 360 giorni, nuovo record di precocità della Premier League, che supera quello di Michael Owen ( 17 anni e 144 giorni, gol al Wimbledon il 6 maggio 1997). […] Cresciuto all’accademia dell’Everton, ha vinto la coppa d’Inghilterra con la giovanile nel 2001, firmando 8 gol. […] Fisico quadrato, baricentro basso dei fuoriclasse del gol» (“La Gazzetta dello Sport” 21/10/2002) • «È del 19 ottobre 2002 il suo primo gol in Premier League, lo strepitoso 2-1 a tempo scaduto che ha messo fine alla striscia dell’Arsenal, imbattuto da trenta turni di campionato, e ha fatto conoscere in ogni continente il più promettente talento del calcio inglese. In dodici mesi Roonaldo ha tenuto fede alle promesse, approdando alla nazionale di Sven Goran Eriksson già nel febbraio 2003, al debutto contro l’Australia a Londra, e al primo gol, il più giovane di tutta la storia dell’Inghilterra, contro la Macedonia il 6 settembre 2003 a Skopje, a 17 anni e 317 giorni. [...] È diventato famoso prima ancora di aver firmato il contratto da professionista. Lo ha fatto il 17 gennaio 2003, per 650.000 euro netti l’anno, una cifra notevole per uno della sua età, ma ora già inadeguata alsuo valore. Rooney è cresciuto nel mito dell’Everton, nel quartiere povero di Croxteth, e resta un tifoso sfegatato dei Blues. [...]» (Giancarlo Galavotti, “La Gazzetta dello Sport” 16/10/2003) • «C’è un quartiere, a Liverpool, dove le case hanno il colore del sangue e dove, nel sangue, i ragazzi hanno la durezza del mattone. Si chiama Croxteth. In questo posto è nato Wayne Rooney [...] Quando di anni ne aveva 13, scese in campo come mascotte dell’Everton contro il Liverpool, pareva un bamboccetto e un po’ lo sembra ancora, con quella faccia rotonda e le orecchie a sventola alla Charlie Brown. Ciccio Rooney è grassottello, ma giura che non si metterà mai a dieta. Già lo chiamano Ronaldo, e col dentone brasiliano non condivide solo il girovita. “Voglio vincere, non m’importa chi segna, non m’importano i record [...] Wayne è suo padre, Wayne pure suo nonno, chi l’ha detto che la fantasia è indispensabile quando nasce un bambino? Wayne padre, pugile. La madre, l’unica a non chiamarsi Wayne ma Janette, cuoca alla mensa scolastica. Lui sempre in strada, a Croxteth, dove su una chiesa il tempo non ha cancellato una scritta leggendaria: “Dio salva”. “Ma Rush segna sulla respinta”. Il controllo di palla si perfeziona quando bisogna impedire che la medesima s’incastri sotto le marmitte delle auto parcheggiate. Spigoli di marciapiedi, perfetti per affinare il dribbling. E amici, tanti: Wayne li ha imbarcati tutti nella festa per i suoi diciott´anni, erano centinaia, lui spese 10 mila sterline in stuzzichini e birra e la notte finì in rissa. Si menarono e si divertirono come pazzi. Nessuno nella storia del calcio inglese ha giocato e segnato così giovane: primo gol a 17 anni e 317 giorni, contro la Macedonia. Dentro Inghilterra-Svizzera, 34 gradi rapaci e feroci, Beckham che si nasconde all’ombra della tribuna, gli inglesi troppo superiori a quegli altri che sembrano Aldo, Giovanni e Giacomo quando fanno i ticinesi, la storia di Wayne Rooney finisce con una doppietta (23’ di testa e 75’ di destro, palo, portiere e gol: il portiere Stiel che mostra il dito medio ai tifosi inglesi, anche gli altri hanno i loro burini), ma comincia in una sera d’inverno inglese, un sabato, lui aveva otto anni. Andò a provare per il Liverpool, però con addosso la maglietta dell’Everton che strusciava sull’asfalto. Lo cacciarono, l’indegno. Wayne non pianse: i figli dei pugili aspettano il gong prima di decidere che il combattimento è chiuso. Il lunedì andò a provare per l’Everton, la maglietta già l’aveva. Lo presero anche senza scomodare De Gregori. Due anni dopo, in una partitella otto contro otto, il bambino s’inventò una rovesciata pazzesca. Wayne padre si vergognava ad applaudire: lo fecero i genitori degli altri, clap clap clap in un silenzio di mattone. La mamma, a casa, festeggiò cucinando» (Maurizio Crosetti, “la Repubblica” 18/6/2004) • «Non è un ragazzo politically correct. È nemico dichiarato delle diete e se lo chiamano “fatboy” non si offende, anzi lo prende come un complimento. Si vanta di mangiare quello che gli va, specialmente se a cucinarglielo è mamma Jeannette. A Wayne non gliene frega niente di quello che pensano gli altri: a otto anni, al provino per il Liverpool, si presentò con la maglia dell’Everton. Venne cacciato. È un ragazzo precoce, in tutti i sensi. È stato il più giovane inglese della storia a esordire in nazionale (con l’Australia nel febbraio 2003: 17 anni e 111 giorni), il più giovane a segnare in nazionale (con la Macedonia nel settembre 2003: 17 anni e 317 giorni), il più giovane giocatore - non solo britannico - a segnare agli Europei (18 anni e 247 giorni). [...] “Non leggo i giornali, guardo solo le figure”. In campo è rognoso e pure fetente [...] Col pallone tra i piedi è molto affidabile, meno col volante in mano: ha passato al terzo tentativo l’esame per la patente. Si è subito andato a comprare una Ford Ka-Sport. Un’auto neanche esagerata. Di più la targa: ROO-NI. È innamorato della giovane Colleen McLouglin che mal sopporta il circo di mogli e fidanzate guidato da Victoria Beckham. È innamorato pure dei cavalli e ne ha due da corsa. Però l’associazione ippica gli ha bocciato i nomi perché non suonavano molto bene nelle tele-radiocronache: Hoof Hearted e Norfolk Enchants. Ha una faccia da inglese che più inglese non si può e visto che è un inglese di successo, la Coca Cola ha investito su di lui una certa cifra per allargare in mercato in Gran Bretagna» (Roberto Perrone, “Corriere della Sera” 18/6/2004).