C, 21 ottobre 2002
Bergamin Carla, di anni 37. Faccia tonda e piena, capelli corti, naso dritto. Bidella nella scuola materna di Andezeno, Torino, viveva con la figlia Chiara, di anni 8, in una villetta bifamiliare accanto a quella di sua madre
Bergamin Carla, di anni 37. Faccia tonda e piena, capelli corti, naso dritto. Bidella nella scuola materna di Andezeno, Torino, viveva con la figlia Chiara, di anni 8, in una villetta bifamiliare accanto a quella di sua madre. Sei anni fa, dopo un breve matrimonio, aveva buttato fuori di casa il marito, perché lui non lavorava, orinava sui muri del bagno, la faceva dormire sul divano e sparecchiava togliendo la tovaglia prima dei piatti, che volavano a terra. La Bergamin ancora temeva i suoi scatti d’ira: non lo denunciava, ma era ben decisa a non tornar con lui. Fu uccisa dietro casa sua con cinque proiettili, alle 8 e 42 di martedì, mentre usciva a bordo della Y10 bordeaux. Gli spari fecero accorrere il suo vicino di casa Guerra Decio Renato, di anni 59, appassionato coltivatore di fiori e ortaggi, spesso a pescare col nipote. Dietro a lui la moglie, Cerrato Laura, di anni 57, tessitrice dall’età di 14, in pensione, paziente con gli anziani, entusiasta dei figli altrui. Furono colpiti in faccia da più pallottole e caddero uno dopo l’altro, sull’uscio. Nella villetta accanto viveva la madre di Carla, Bergamin Gobbo Teresa, di anni 71, vedova perché suo marito s’era affogato in un pozzo, da allora responsabile del laboratorio tessile che la famiglia gestiva a piano terra. Indosso una tuta color granata, aveva appena lasciato trame e orditi per affacciarsi in giardino quando fu colpita a morte da un’altra scarica. Subito dopo, toccò alla sorridente lavorante della Gobbo, Gramaglia Pietrangela, di anni 41, capelli mossi, poco trucco, sposata, un figlio: ebbe quattro proiettili alla schiena e uno alla nuca mentre tentava di scavalcare il muro del cortile. Dentro casa fu ucciso poi Bergamin Sergio, di anni 45, fratello di Carla, due figli, anche lui impiegato nel laboratorio tessile, esperto nel tagliare tende e arazzi, nessun grillo per la testa a parte far la spesa al supermercato insieme alla moglie, Feyles Margherita, di anni 42, fedele compagna nel lavoro e nella morte. La strage durò in tutto quattro minuti e fu opera dell’ex marito di Bergamin Chiara, Antonello Mauro, di anni 40, un tempo carpentiere, appassionato d’armi, sogni da guerrigliero e pomeriggi al poligono di tiro, l’abitudine di esultare se la tv trasmetteva notizie sulle stragi familiari. Aveva progettato il tutto per una settimana. Chiuso nel camper in affitto che aveva posteggiato davanti alla villetta, spiava ogni movimento, approfittando di una crepa nel finestrino del bagno. In un quaderno aveva scritto quelli che intitolò ”Appunti per la festa”, la sequenza pianficata di ciò che doveva accadere, con avvertimenti come ”spara appena ti guardano negli occhi”. Quella mattina s’era alzato alle 5, aveva bevuto un litro di camomilla condita con tranquillanti, s’era profumato. Poi era uscito, con le due pistole, il revolver e la mitraglietta che aveva scelto per ”riunire la famiglia”. Non aveva intenzione d’uccidersi, ma alla fine si sparò un colpo al cuore, nella mansarda. Alla figlia Chiara, da lui detta Pulcino, che non vedeva da 10 mesi e che quella mattina era già a scuola, lasciò una videocassetta di 30 minuti per ”spiegare ogni cosa”. In una mattina ovattata di foschia, tra villette a schiera in mattoni rossi, orti e viuzze, nel quartiere ”dei veneti” di Chieri, Torino.