C, 21 ottobre 2002
Naitana Fabrizio, di anni 23. Carabiniere ausiliario di Assemini (Cagliari), tre anni fa, sulle spiagge della Sardegna, aveva conosciuto Finamore Valentina, di anni 17, bella, bionda, viso angelico, studentessa dell’Istituto per il commercio di Reggio Emilia
Naitana Fabrizio, di anni 23. Carabiniere ausiliario di Assemini (Cagliari), tre anni fa, sulle spiagge della Sardegna, aveva conosciuto Finamore Valentina, di anni 17, bella, bionda, viso angelico, studentessa dell’Istituto per il commercio di Reggio Emilia. Finite le vacanze, s’era trasferito per amore a casa dei genitori di lei. Dopo un anno s’era trovato un lavoro a Milano e da allora faceva il pendolare. Domenica 13 andò a trovarla e decise di fermarsi a dormire. La mattina dopo, incontrò in cucina il padre della fidanzata, Finamore Renzo, di anni 58, discusso colonnello della Finanza, da poco in pensione dopo una vita assai brillante e mondana. Costui senza preavviso lo fece secco con due pallottole, alla testa e all’addome. Mentre il ragazzo crollava sul pavimento, il Finamore si diresse nel tinello, dalla moglie Ratti Alberta, di anni 53, ancora in pigiama. Le versò dell’acido muriatico sulla faccia e le sparò alla pancia. Poi s’accostò alla figlia Valentina che, rannicchiata sul divano, lo pregava di non ucciderla: le legò le mani, le versò acido sulla schiena, le puntò la pistola sulla fronte e fece fuoco. Infine s’appoggiò la canna sotto il mento e premette ancora il grilletto. Il tutto fu ripreso dalla telecamera che aveva puntato sulla scena. Alle 9 e 35 di lunedì scorso a Borzano d’Albinea (Reggio Emilia), in una villa di 10 stanze, laghetto, noceto, tennis, piscina e 30mila metri quadri di parco ai piedi dell’Appennino.