22 ottobre 2002
Tags : Justine Bakker
Bakker Justine
• . Modella. «Altezza: 1.80. Occhi: castani. Capelli: castani. Segni particolari: qualche volta è un uomo. [...] ”Ho fatto un po’ di tutto: dalla producer di spot alla scenografa all’assistente stylist. Ho fatto anche delle foto ma mi vedevo brutta”. Quella volta in un bar ad Amsterdam. ”Era il giugno del 2000. Un tizio si è presentato: ’Ciao sono Mario, vuoi fare delle foto per me?’. L’ho trattato male pensando fosse uno dei soliti scocciatori. Comunque anche se avessi saputo che il suo cognome era Testino (Mario Testino è uno dei più grandi fotografi di moda, n.d.r.) avrei fatto lo stesso: non lo conoscevo”. Mandare a quel paese Mario Testino, che coraggio. ”Però in luglio vedendo delle foto sue e scoprendo chi era mi sarei uccisa. L’ho chiamato. Da quel momento l’avventura è cominciata. Ho mollato Amsterdam e sono partita per Milano. Roberto dell’agenzia Paolo Tomei mi ha preso con lui”. La prima sfilata? ”Nel settembre 2000 ho fatto dei casting ma non sapevo camminare sui tacchi alti e il mio book (il libro di foto che è la carta d’identità delle modelle, n.d.r.) era ridicolo. C’erano cinque foto anziché 30. E, giustamente, pensavano fossi una poveretta. A Parigi stessa storia, ma tre stilisti sconosciuti mi hanno presa”. [...] ”Poi sono uscite le foto di ”Vogue” con Testino e sono stata chiamata per la campagna Exté, uomo e donna. Mi sono molto divertita, mi sentivo un’attrice”. Perché ha accettato di essere un uomo? ”In ognuno di noi ci sono due parti la maschile e femminile. E sono molto soddisfatta di essere riuscita a esprimerlo. Non mi vergogno. Non credo che basti un abito per essere donna. Così se metto i tacchi alti - nel frattempo, ha confessato, ha imparato a camminare - e un vestito sexy, mi sento femminilissima. In jeans e t-shirt posso essere un uomo”. Se un giorno la scegliessero come icona di un Gay Pride? ”Sarebbe stupido. Perché non è la mia battaglia. Sarebbe un errore. Anche nel caso fossi gay”. Ma lei è gay? ”No”. [...] Il mondo della moda. ”Mi vengono in mente due pensieri. Uno positivo: mi dà la possibilità di essere me stessa. Uno negativo: c’è troppa competizione, tutte vogliono essere le più belle, le più ricche” [...] E’ un mondo difficile. La gente ti squadra sempre. Guarda la tua pelle, i tuoi occhi, il tuo seno, le tue gambe, se sei magra. E ti giudica per quello che sei fuori. Questo non mi piace. Poi non sopporto il discorso politico che solo due o tre stilisti decidono la tendenza e che pochi fotografi stabiliscano la modella del momento”[...] ”Oggi vanno i fisici scolpiti e ho successo. Non avrò una carriera lunga. Non voglio essere modella per prossimi dieci anni. Sono stata solo fortunata: non ho dovuto lottare, ma durerò forse due anni” [...] ”Il mio film preferito è Boys don’t cry (Usa, ’99 di Kimberly Peirce con Hilary Swank, storia di una donna che vuol essere un uomo, ndr). Libri: pochi e di letteratura” [...] Il limite nel lavoro? ”Nessuno. Se c’è una buona ragione o una buona storia sono pronta a fare tutto. Sono curiosa. Il sesso non è per me un problema. Non potrei però mai fare cose che offendano i bambini e gl i animali”» (Paola Pollo, ”Corriere della Sera” 1/7/2001).