22 ottobre 2002
RANZI Galatea
RANZI Galatea. Nata a Roma il 24 gennaio 1967. Attrice. «Da quando Luca Ronconi che era stato suo insegnante all’Accademia Silvio D’Amico e aveva diretto il suo saggio finale, L’amore allo specchio, un fascinoso testo barocco secentesco di G. B. Andreini, la fece debuttare appena diplomata, nell’88, come protagonista della Mirra di Alfieri allo Stabile di Torino, non ha mai perso l’occasione di confermare la sua naturale classe e il suo straordinario talento d’attrice: una miscela rara di immedesimazione quasi viscerale e di perfetto controllo della voce capace di rendere chiare, comprensibili in ogni sfumatura le battute e i versi più impervi. Con Ronconi, naturalmente, che da allora le ha sempre affidato ruoli importanti nei suoi successivi spettacoli, da Gli ultimi giorni dell’umanità, Strano interludio, Misura per misura, Questa sera si recita a soggetto, fino ai più recenti Lolita e il Candelaio. Ma anche con altri registi come il greco Terzopoulos nell’Antigone, Cesare Lievi in Donna Rosita di Lorca, o Massimo Castri che le fece interpretare accanto ad Anna Maria Guarnieri un’Elettra deformata perfino fisicamente dal lutto e dall’ansia della vendetta. E la sua bellezza diafana, al tempo stesso moderna e da cammeo ottocentesco, dei suoi grandi occhi trasparenti e ombrosi, del suo fuoco interno sotto l’aspetto angelicale, fragile, e il riservato distacco borghese, della sua misteriosa duplicità, i primi ad accorgersi nel mondo del cinema furono i fratelli Taviani che le affidarono nel loro Fiorile, saga della famiglia Benedetti in odore di maledizione, le parti della selvatica contadina Elisabetta e di una sua parente di città, Elisa, incline a preparare cene per i fratelli a base di funghi avvelenati. Rubando spiccioli di tempo al palcoscenico è, in seguito, tornata sul set con Cristina Comencini in Va’ dove ti porta il cuore, con Tonino De Bernardi e con la regista portoghese Teresa Villaverde nel film Agua e sal [...] [...] ”Ronconiana è un aggettivo, una definizione che mi fa pensare a una fabbrica di attori fatti con lo stampino, mentre la scuola di Luca è importante anche perché, se non ci si adagia, aiuta a esprimersi più liberamente. E poi lui stesso non ama chiudersi nell’etichetta di ’ronconiano’” [...] Ricorda dell’Accademia nel suo periodo di formazione professionale e sentimentale, altri maestri? ”Marisa Fabbri, la mia insegnante di dizione. L’ammiro moltissimo come attrice per il suo entusiasmo sempre giovane, la sua dedizione alle sillabe, la sua capacità di smontare e penetrare ogni parola del testo. Come attrice, anche se non è mai stata mia insegnante, e forse proprio per il suo lato antiaccademico, m’incanta sempre Piera Degli Esposti...”. All’Accademia ha conosciuto anche il suo attuale marito, Marco Andriolo... ”Eravamo nella stessa classe, e dopo 15 giorni dall’ inizio dell’anno accademico già stavamo insieme. Da allora non ci siamo più lasciati, sono passati 16 anni, abbiamo due figlie di cinque e due anni che abbiamo chiamato con il nome di due ninfe: Eco e Leucotea...”. Nel mondo dello spettacolo, e non solo, un’unione che per la sua normalità sfiora l’anomalia. Qual è il segreto del vostro cemento matrimoniale? ”Credo, non porsi quotidianamente il problema della coppia, sentire più che pensare, aver fiducia uno nell’altro e assecondare i cambiamenti del vento sapendo però che quella è l’onda lunga. E poi gli interessi comuni, i figli naturalmente e il lavoro: fin dal primo anno abbiamo trasformato le nostre villeggiature estive in laboratori teatrali allestendo il Combattimento di Tancredi e Clorinda dove c’ erano tutti gli elementi che caratterizzano ancora Machine de Theatre il gruppo che abbiamo fondato con Marco e sua sorella Mira”» (Nico Garrone, ”la Repubblica” 15/9/2002).