Varie, 22 ottobre 2002
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Biamonti Francesco
• San Biagio della Cima (Imperia) 3 marzo 1928, San Biagio della Cima (Imperia) 17 ottobre 2001. Scrittore • «Lo aveva scoperto Nico Orengo: un uomo coltissimo, gentile, che viveva appartato nell’estremo lembo della Liguria, a due passi dalla frontiera francese. Aveva una cinquantina d’anni e un romanzo nel cassetto, L’angelo di Avrigue. Orengo lo fece leggere a Italo Calvino e così Francesco, che gli amici chiamavano Fransè, divenne lo scrittore Francesco Biamonti e Einaudi fu sempre il suo editore. Su di lui correvano leggende: che coltivasse mimose e curasse uliveti. In realtà aveva una conoscenza sottile della botanica e gli piaceva passeggiare tra gli ulivi durante le notti di luna. Una volta, in una intervista, aveva allegramente dichiarato che aveva accolto con sollievo il fatto che una grande gelata, nel 1985, gli avesse distrutto gran parte delle settecento piante di mimosa di cui doveva occuparsi. ”Abbandonarle mi rincresceva, ma scrivere non mi lasciava più il tempo di coltivarle”. L’unica cosa che veramente lo assorbiva tutto era la letteratura. Per anni l’aveva coltivata in silenzio. Pubblicando quasi nulla, o cose di minimo conto. Leggeva e leggeva: gli italiani, Tozzi, Sbarbaro, Montale e i francesi, Paul Valéry, René Char... e infiniti altri. Citava volentieri a memoria, con voce appassionata, carica di emozione. Viveva la letteratura. Per questo il suo esordio è arrivato così tardi: non si sentiva mai abbastanza pronto. Nel ’59 lavorava in Biblioteca, a Ventimiglia. Ennio Morlotti lo conobbe allora: ”Fu lui ad avvicinarmi - allora era poco più d’un ragazzo spinto dalla curiosità e dall’interesse di conoscere un pittore. Da allora i nostri incontri divennero una piacevole consuetudine; ci si trovava la sera... si cenava insieme e poi si partiva con l’automobile per qualche paese dell’entroterra”. Ai pittori, a Monet e a Cézanne soprattutto, avrebbe sempre pensato, come per rubare lo sguardo giusto con cui raccontare a sua volta il paesaggio che lo circondava e che era il protagonista dei suoi libri. La luce soprattutto riempiva le sue pagine: poiché la luce rivela il mondo e ne cambia di ora in ora i connotati. Una volta quasi voleva litigare, sia pure molto sommessamente, com’era nel suo stile, con Emilio Tadini che, non so più a quale convegno, sul tema della luce disse tranquillo di amare più la luce elettrica che quella del Mediterraneo: ma se per Tadini il moderno passa soprattutto attraverso l’avanguardia e dunque anche la tecnica, per Biamonti il moderno era il bagliore colto dal poeta o dal pittore novecentesco che al paesaggio toglie l’ordinato racconto della pittura ottocentesca. La luce e il silenzio. I suoi personaggi fatalmente gli somigliavano: uomini come lui, di frontiera, divisi tra l’aspra terra ligure e il mare. Uomini che parlano poco, che hanno un rapporto sofferto e astrale con le donne, cui li lega un destino dai contorni incerti. Dopo L’angelo di Avrigue che è del 1983 si dovette attendere il 1991 per leggere Vento largo. Vennero poi Attesa sul mare (1994) e Le parole la notte (1998). Intanto la fama cresceva, i suoi libri venivano tradotti all’estero. ”Le Monde” gli dedicò un’intera pagina nel 1996 con il titolo ”Biamonti di terra e di mare”. Era piaciuta ai francesi l’idea (di Calvino) dei ”romanzipaesaggio”. E in effetti ai suoi romanzi mancava deliberatamente il romanzesco. ”Vedrai”, mi diceva qualche volta scherzando, ”adesso scrivo un libro pieno di colpi di scena”. In realtà rispetto all’Angelo di Avrigue, dove il paesaggio incombe e i pastori parlano in provenzale, come a sottolineare che anche le parole fanno parte del paesaggio, sono realtà vive che si portano dietro una loro storia e un loro carattere particolarissimo, negli altri libri l’attenzione alla storia era cresciuta, ma non certo il romanzesco. Biamonti comunicava l’emozione del vivere attraverso il mutare delle nuvole. ”Lontano andremo e serberemo un’eco della tua voce”: gli piaceva, parlando del mare, citare Montale. Si parla del mare, di un albero e si parla di se stessi... In Attesa sul mare Edoardo, capitano di mare ormai vecchio, cerca un ultimo imbarco e capita che un amico di Tolone gli affidi un carico d’armi da portare in Bosnia. Anche quando l’attualità filtra attraverso le schive parole dello scrittore la sua filosofia di fondo non cambia: Edoardo inciamperà, una volta in Bosnia, in tanti corpi senza vita, ma come tutti i personaggi di Biamonti egli vive e pensa e medita in disparte dalle cose e dunque anche dalla vita e dalla morte, teso piuttosto a coglierne l’essenza segreta, il simbolo che apre le porte del mistero. Ascoltando i dialoghi tra Edoardo e il suo terzo a bordo, Manuel, si ha l’impressione di una conversazione come scolpita, al limite del lirico. D’altra parte, vadano per mare o per terra, tra uliveti e gerbidi, i personaggi di Biamonti hanno sempre l’aria di pronunciare sentenze definitive. Il che è tipico del mondo contadino, dove vecchiaia e saggezza coincidono e dove spesso la saggezza si esprime attraverso ciò che è divenuto proverbiale. ”Tutti i fiumi vanno nel mare e il mare non è mai pieno, disse il primo ufficiale. Se parti col buio e arrivi nel podere all’alba non è lontano. lontano quando non arrivi mai nel tuo”. Con gli anni era diventato un punto di riferimento e in molti amavano far tappa a San Biagio della Cima e andare con lui a chiacchierare in qualche ristorantino dell’entroterra. Ci andavano Jacqueline Risset e Lalla Romano, che frequentava Bordighera d’estate, Giorgio Ficara e Mario Dondero, il fotografo. Fino a qualche anno fa ci capitava volentieri Giulio Einaudi che precettava, col suo solito fare da principe capriccioso, Francesco per gite ai Balzi Rossi o a Cap d’Antibes. Così il ragazzo che Morlotti aveva conosciuto, avido d’esperienza e di parole, era diventato lui stesso un protagonista. stato un grande letterato, un eccellente prosatore, con un gusto dell’arte di scrivere, come pochi ormai se ne conoscono. In questo senso era un uomo antico, pieno di pudori, di moralità e di segrete pene» (Paolo Mauri, ”la Repubblica” 18/10/2001).