Liala Moioli, "Il Giorno", 21/10/2002 pagina XXXIX., 21 ottobre 2002
Quando il 27 febbraio di cinquant’anni fa, il «mago degli allevatori» Federico Tesio vide Ribot, puledro appena nato dal baio Tenerani e da «Romanella la pazza», lo trovò «bruttino, sproporzionato, col torace troppo ampio»
Quando il 27 febbraio di cinquant’anni fa, il «mago degli allevatori» Federico Tesio vide Ribot, puledro appena nato dal baio Tenerani e da «Romanella la pazza», lo trovò «bruttino, sproporzionato, col torace troppo ampio». Alla prima gara di quello che divenne «il più grande galoppatore di tutti i tempi», si dovette infatti fargli un giro di cinghia 20 centimetri più lungo del normale. A fine carriera, dopo aver vinto sedici Gran Premi in tre anni guadagnando oltre 164 milioni di lire, il suo valore si aggirava intorno al miliardo. Tra le molte leggende sul suo conto, quella di Magistris, cavallo coetaneo: pare che Ribot rifiutasse di allenarsi se non c’era l’amico e che diventasse intrattabile in sua assenza. Si dice anche che nel suo box ci fosse sempre un gatto randagio e affisso alla porta un santino di Sant’Antonio. Quando smise di correre, fu trasferito in una fattoria del Kentucky e affittato per la monta. Le spoglie, ancora oggi in terra americana, sotto una pietra con su scritto: «Ribot, italian sire, 1952-1972».