23 ottobre 2002
Tags : Mirjana Markovic
Markovic Mirjana
• . Nata a Pozarevaç (Serbia) il 10 luglio 1942. Moglie di Slobodan Milosevic. «Anima nera e zarina del regime jugoslavo crollato [...] Meglio nota ai serbi come Mira o anche ”maga marxista”, ”Suslov in gonnella”, ”donna ragno” [...] La sua salita alle vette di comando a fianco del marito, sempre più soggiogato dalle sue stravaganti emulsioni ideologiche, è fin dal suo aspetto fisico un tipico esempio della finale degenerazione antropologica della vecchia ”nuova classe” serbocomunista divenuta serbosciovinista. Sembra uscita in uno stesso istante dall’antro di una tragedia di Sofocle e da un film zingaresco di Kusturica. E’ ossessionata dal mito luttuoso di Antigone, veste sciattamente di nero come Elettra, adorna le dita e i polsi rustici e grassocci, da massaia più che da dottoressa di sociologia, con molti anelli e bracciali pesanti. Vorrebbe conferire un tocco piramidale classico e fatale, tra imperatrice bizantina e pizia greca, alla densissima capigliatura coronata e unta d’una tintura d’inchiostro lucente, fra le cui ciocche occhieggia sempre, chissà perché, un povero fiore di plastica. Perfino nei giardini delle sue ex ville, acquisite a spese dell’erario statale, usava dare il bando ai fiori naturali sostituendoli con quelli di materiale sintetico. Ai bei tempi ruggenti teneva sulla più militante rivista del nazionalcomunismo panserbo, ”Duga” che si traduce ”Arcobaleno”, cioè speranza e utopia, una rubrica oracolare e zodiacale, tutta ricamata in uno stile ermeticamente allegorico, poetico, con sibilline allusioni deambulanti tra la politica, la morale, e la meteorologia: i belgradesi e poi anche i diplomatici stranieri, che fra quelle righe oscure andavano a cercare le chiavi strategiche dei Milosevic, chiamavano ”oroscopo” la puntuale column di Mira. Lì si preannunciavano disgrazie, promozioni, punizioni, compromessi con le opposizioni di destra e di sinistra e altre cose strane. Una volta, dandosi le arie della fattucchiera onniveggente, scrisse di aver previsto la disintegrazione della Jugoslavia contemplando il mare da una spiaggia di Dubrovnik non ancora assediata e bombardata dalla truppa serbo-montenegrina [...] I belgradesi più antichi e più esperti puntavano intanto il dito su un fatto e un antefatto senza i quali, sostenevano, nulla si sarebbe potuto capire di quella coppia singolare quanto sinistra. Il fatto consisteva nella fedeltà ferrea di Milosevic che, nella sua vita quasi monacale di fidanzato solitario e di marito esemplare, non aveva mai sfiorato neppure con l’immaginazione la carne di una donna che non fosse quella opulenta della consorte. ”Questo - dicevano e dicono - spiega il tremendo potere ipnotico che la donna, suo unico amico al mondo, ha da sempre esercitato su di lui”. L’antefatto che li ha legati e li lega è invece tragico: la sequela dei suicidi familiari che marchiarono e incupirono l’adolescenza e la gioventù dell’uno e dell’altra» (Enzo Bettiza, ”La Stampa” 15/4/2001). Vedi anche: Edoardo Vigna, ”Sette” n. 25/1999.