Francesco La Licata, ìLa Stampaî 9/10/2002, 9 ottobre 2002
La settimana scorsa, nell’aula bunker di Padova, Giuffrè ha esibito la sua conoscenza di Cosa Nostra
La settimana scorsa, nell’aula bunker di Padova, Giuffrè ha esibito la sua conoscenza di Cosa Nostra. Intelligente. Meticoloso. Raffinatissimo di cervello. Dotato di una memoria formidabile sfoggia la sua cultura mafiosa. A volte con una precisione che sconfina nella pedanteria con quei continui «faccio un passo indietro» e quei fastidiosi «apro una breve parentesi», altre volte con un gusto del particolare che annuncia il colpo di scena. Manda messaggi. Poi tiene a freno la lingua. Fa passare un po’ di tempo e rispedisce avvisi in codice. [5] Da buon mafioso, riferisce l’essenziale e tradisce una certa disposizione al minimalismo. Così quando si addentra negli aggettivi, li disinnesca facendoli precedere dalla parolina magica ”un pochino”. E qualunque enormità diventa ”un pochino” meno enorme. Non sembra un personaggio di impatto mediatico. Non piacerà ai cronisti in cerca del titolo ad effetto. ”Manuzza” è per palati più fini, con questa sua vocazione a scandire confessioni ridotte all’osso, molto utili nei processi e poco ”titolabili”.