Varie, 24 ottobre 2002
BENVENUTI
BENVENUTI Paolo Pisa 30 gennaio 1946. Regista. Film: Il bacio di Giuda (1988), Confortorio (1992), Tiburzi (1996), Gostanza da Libbiano (2000) ecc. • «Inizia a giocare fin da bambino con una macchinetta da proiezioni, con le pellicole e gli scarti dei documentari del padre, che già al principio degli anni Quaranta si era occupato di cinema diventando presidente del Cineclub pisano e mettendo per primo in mano la macchina da presa ai fratelli Taviani. Ma ubbidendo al costume dei figli che rinnegano il mestiere ingombrante dei genitori, il piccolo Paolo non vuole più sentir parlare di cinema e preferisce dedicarsi alla forma espressiva che sente più congeniale sui banchi di scuola dove accanto a pessimi voti colleziona bellissimi disegni rivelando un talento precoce per le arti figurative […] Prosegue gli studi artistici […] Il contatto col cinema riprende per caso il giorno in cui un funzionario del circolo Arci che frequentava insieme a un gruppo di pittori organizza a Reggio Emilia un seminario sulla cinematografia d’avanguardia. Parte e si ritrova per tre o quattro giorni in mezzo a un gruppo di pazzi cinefili che guardavano un film dopo l’altro per ventiquattro ore al giorno. Film assurdi, dell’underground americano: in una stanza proiettavano per dodici ore il grattacielo di Andy Warhol, in un’altra dormivano, in un’altra ancora c’era l’underground italiano […] Dopo i primi due giorni di prostrazione, sperimenta qualcosa di nuovo, il bisogna espressivo di quei cineasti è molto vicino a ciò che lui stesso faceva in pittura. […] Ritorna a Pisa entusiasta […] Accanto a sperimentazioni più difficili e astratte documenterà tutte le più importanti manifestazioni degli anni Settanta […] I suoi pochissimi lungometraggi, quattro in quasi trentacinque anni di regia accanto a decine di documentari e opere brevi, si sviluppano a cicli, affrontano temi che richiedono anni di studio. I tempi di produzione e la qualità media del cinema d’oggi fanno di lui un extraterrestre, per qualcuno un autore di culto. Gostanza da Libbiano, prodotto nel 2000 e vincitore del Premio Speciale della Giuria al festival Internazionale del cinema di Locarno, chiude una ricerca durata quindici anni sui rapporti tra coscienza individuale e potere politico-religioso. Per realizzare il film su monna Gostanza, processata nel 1592 dall’Inquisizione per stregoneria, ha letto i verbali di centinaia di processi dell’epoca prima di fermarsi su quello prescelto, così come ha fatto rovistando negli archivi segreti del vaticano per Confortorio, del 1992, storia del processo a due ebrei condannati a morte nel 1736 con l’accusa di furto con scasso […] Lavora spesso con attori non professionisti, scelti per strada […] Quando gli chiedono che rapporti abbia con la società cinematografica risponde che si sente parte non del cinema italiano, ”che poi è il cinema romano”, ma di quello pisano […] Nel corso degli anni non ha mai abbandonato il suo mestiere di insegnante e di impiegato del Provveditorato agli Studi, ma è stato capace di realizzare film con budget ridicoli. ”Il regista che più ammiro è John Ford, lo chiamavano l’uomo dell’unico ciak”. Trovandosi a dirigere in una scena di Confortorio una quarantina di attori e dovendo risolvere il problema di fare indossare a ognuno un paio di scarpe, che tra i costumi sono la parte più cara, ha raccolto al volo il suggerimento del costumista e si è procurato quaranta paia di scarpe di vero cartone, le scarpe indossate dai morti dentro le bare, per intenderci» (Vincenzo Oreggia, ”Il Foglio” 30/6/2002).