Roberto Cotroneo, "L’espresso", 17/10/2002 pagina 151. piacenza, 17 ottobre 2002
Motivo per cui Gabriel García Márquez chiamò Macondo il villaggio di "Cent’anni di solitudine": «Ancora bambino ero in viaggio con mio nonno, quando il treno si fermò in una stazione senza villaggio e poco dopo passò davanti all’unica tenuta bananiera che aveva scritto il nome sul portone: Macondo
Motivo per cui Gabriel García Márquez chiamò Macondo il villaggio di "Cent’anni di solitudine": «Ancora bambino ero in viaggio con mio nonno, quando il treno si fermò in una stazione senza villaggio e poco dopo passò davanti all’unica tenuta bananiera che aveva scritto il nome sul portone: Macondo... Non l’avevo mai sentita prima, non l’avevo mai ascoltata da nessuno, e neppure mi domandai cosa significasse».