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 2002  ottobre 28 Lunedì calendario

Battocletti Giuliano

• Cles (Trento) 1 agosto 1975. Mezzofondista. «Da ragazzino era fortissimo. Si era segnalato a 12 anni vincendo cinque prove di fila del campionato di cross valligiano. Era il gioiello dell’Atletica Val di Non. Poi erano venuti i successi ai Giochi della Gioventù e ai campionati studenteschi di cross del 1992. L’avevano chiamato in maglia azzurra quando era ancora allievo e nel 1994 era finito quarto nei 5000 ai Mondiali juniores di Lisbona. Sembrava destinato a diventare un mezzofondista di ottimo livello. Aveva addirittura lasciato il Nord per trasferirsi in Sicilia per allenarsi con Totò Antibo. Per lui era nato anche un fan club, ma improvvisamente si è infilato in una dimensione insipida. Ne sembrava finalmente uscito, quando nel giugno del 1999, dopo avere dominato il campionato italiano di maratonina a Busta Arsizio, nei suoi liquidi organici furono trovate tracce di nandrolone, anabolizzante proibito. Lui subito reclamò la sua innocenza e per sua fortuna in quegli stessi giorni era risultata positiva per la stessa sostanza la velocista Ilaria Sighele, che aveva acquistato lo stesso tipo di integratore di ferro nella stessa farmacia di Trento. La ragazza, infatti, si affidò all’università di Firenze per fare analizzare tutta la partita di integratori, che lei sosteneva inquinati e i risultati dei test le diedero ragione. L’azienda statunitense produttrice ammise l’errore, ma per un anno i due atleti rimasero sospesi e solo dopo un appello alla Iaaf vennero scagionati. La vicenda giudiziaria però andò avanti, in quanto gli atleti chiesero giustamente un risarcimento […] ”Quell’accusa infamante mi ha portato a lasciare la polizia. Ricordo che in quel periodo eravamo almeno in una quarantina a prendere in buona fede quel prodotto. Mezza nazionale italiana ha rischiato di finire innocente come me sul banco degli imputati. Vi assicuro che non è stato facile continuare dopo i giorni bui”. Lo ha aiutato anche l’amore della moglie, Jawhara, ex mezzofondista marocchina che ha conosciuto durante uno stage di allenamento in quota ad Ifrane, in Marocco, e che gli ha dato una figlia, Diana. ”Le devo molto e ora che sono solido economicamente posso dedicarmi con cura alla maratona”. Prima era costretto a inseguire ingaggi in mille corse su strada per mantenere la famiglia. L’attività intensa non gli consentiva di seguire un programma di allenamento organico. Il risarcimento ha cambiato la sua vita di atleta. Ha rivinto il titolo di maratonina a Udine in 60’47’’» (’La Gazzetta dello Sport”, 27/10/2002).