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 2002  ottobre 28 Lunedì calendario

Brody Adrien

• New York (Stati Uniti) 14 aprile 1973. Attore. Oscar miglior protagonista nel 2002 per The Pianist • figlio della fotoreporter di origine ungherese Sylvia Plachy: : «’E’ lei che mi ha iscritto al primo corso di recitazione quando avevo solo 12 anni; era preoccupata per la mia adolescenza, per le cattive abitudini che avrei potuto prendere e, in effetti, molti dei miei coetanei di allora hanno imboccato strade sbagliate e si sono perduti”[...] Capelli neri, enormi occhi verdi, sottile, un po’ spettrale, ma proprio per questo molto fascinoso (da ragazzino lo chiamavano ”Beautiful boy”), per lui frequentare i corsi dell’American Academy of Dramatic Arts di New York è stato il punto di svolta, la scelta determinante della vita. Da allora non si è mai fermato: ancora bambino ha recitato, diretto da Francis Coppola, in un episodio di New York Stories, poi, con Steven Soderbergh, ha interpretato il giovane delinquente di Piccolo grande Aaron e con Terrence Malick, che gli aveva affidato un ruolo nella Sottile linea rossa, è arrivata la prima, cocente delusione. All’anteprima del film il giovane attore scopre che le sue inquadrature sono quasi del tutto sparite dalla pellicola. Ma la batosta serve a renderlo più forte, così è pronto per trasformarsi, guidato da Spike Lee, nel punk dal cuore tenero di Summer of Sam, poi nel protagonista dell’autobiografico Liberty Heights di Barry Levinson e ancora nel sindacalista che si batte per i diritti degli extracomunitari in Bread and Roses di Ken Loach. Ormai è considerato uno dei talenti più promettenti di Hollywood, appare sulle copertine dei rotocalchi che contano, passa di set in set, eppure non dimentica le sue passioni, quelle con cui è cresciuto: la musica hip-hop e la fotografia. L’11 settembre, insieme con la madre, è tra i primi ad arrivare ai piedi delle Torri Gemelle per immortalare quelle espressioni sconvolte che resteranno per sempre fissate nella sua mente. L’incontro con Roman Polanski è un’altra svolta fondamentale della vita: per impersonare il musicista ebreo polacco Wladyslaw Szpilman ha dovuto cambiare il ritmo della sua esistenza, imporsi una dieta ferrea, vivere in semi-isolamento, lontano da New York e dai suoi affetti, imparare a suonare il pianoforte e a parlare con accento polacco. Ma soprattutto ha dovuto abbandonarsi senza remore al talento visionario dell’autore, un´immersione totale che lo ha cambiato dentro: ”Durante le riprese mi capitava spesso di rifugiarmi nella mia roulotte e di mettermi a piangere. E’ stata un’esperienza talmente forte che ancora adesso non riesco a descrivere con le parole”» (Fulvia Caprara, ”La Stampa” 25/3/2003).