varie, 28 ottobre 2002
GARRUBBA Caio Mario
GARRUBBA Caio Mario Napoli 19 dicembre 1923. Fotografo. «Uno dei grandi fotografi non solo italiani [...] È curioso, raccontava, che in Italia quelli che più apprezzavano quel tipo di fotografia d’autore, grandi direttori di settimanali come Mario Pannunzio o Arrigo Benedetti, non le pubblicavano mai integre. Lavorando di forbici le tagliavano, le scontornavano, le martirizzavano, dicendo che solo loro sapevano che cosa bisognava stampare e come. Ma, inconsciamente o meno, le trasformavano per sentirsi loro creatori e demiurghi [...] Sul lavoro è sempre passato inosservato. Vedendo i grandi fotografi di reportage di oggi con un equipaggiamento da bandoleros, due o tre enormi macchine fotografiche oscillanti sul petto, un paio di esposimetri, i calzoni a macchia di leopardo, il giubbetto senza maniche, di cui nessuno sembra poter fare a meno, imbottito non solo di pellicole, ma immagino anche di panini, mi domando come facciano a scattare quelle foto che per comodità vengon chiamate alla Cartier-Bresson. Immagini composite, in bianco e nero possibilmente, in cui la sorpresa, l’inaspettato si mescolano al poetico e dove i protagonisti sono del tutto inconsapevoli che qualcuno li sta ritraendo. In strada Caio Mario era semplicemente un passante come gli altri e l’ho visto mimetizzarsi nel souk di Tangeri senza cambiarsi d’abito e mettersi le babbucce. Solo ogni tanto faceva un gesto, rapidissimo, ma solo chi lo conosceva poteva intuire che stava mettendo a fuoco una delle sue meravigliose Leica consumate dall’uso e che lasciavano trasparire l’ottone della cassa sotto la fine pelle nera diventata quasi trasparente» (Stefano Malatesta, ”la Repubblica” 27/10/2002).