Giuseppe Scaraffia, ìIo donnaî 31/8/2002, 31 agosto 2002
Il primo amante di Alma Maria Schindler fu un maestro di musica che lei trovava sgradevole e che sedusse per impazienza
Il primo amante di Alma Maria Schindler fu un maestro di musica che lei trovava sgradevole e che sedusse per impazienza. Figlia di un pittore, occhi viola, naso lungo, corpo pieno, energica, avida, spregiudicata e ambiziosa, a 19 anni era pienamente consapevole di andare matta per «gli uomini di genio» («Basta un solo sguardo di uno di loro per farmi impazzire»). Il suo secondo amante fu infatti il pittore austriaco Gustav Klimt, bruno, scontroso, sensuale: gli si presentò nello studio, camminò sui disegni sparsi sul pavimento, posò per lui. Due mesi dopo Klimt le propose di scappare insieme, ma la loro fuga fu intercettata per tempo dai genitori di lei e non se ne fece nulla. Poi arrivò il musicista Gustav Mahler: 42 anni, minuto, tirannico, viveva con la sorella, si nutriva solo di pane e mele renette (omaggio al vegetarianesimo di Nietzsche). Alma, allora ventitreenne, trovò ch’era curiosamente inesperto di sesso, aveva pelle scura e un odore strano. Non le piaceva che fosse ebreo e non amava la sua musica: «Mahler è un mediocre, così spaventosamente mediocre che dovrò mentire tutta la vita». Sognava tuttavia che la facesse diventare una compositrice (era un po’ sorda, ma sognava di crear melodie). Di tutt’altro avviso lui: «D’ora in poi la tua professione è rendermi felice», le disse una volta. E infatti Alma doveva sorvegliare che le porte di casa restassero sempre aperte (perché lui, passando da una stanza all’altra, non perdesse tempo), il cibo sempre stracotto (perché lui digerisse bene). Le fu vietato invitare i suoi amici (per questo intitolava i suoi diari Splendido isolamento). Quando ebbe le doglie per il primo parto, dovette sopportare che il marito le leggesse le opere di Kant (era convinto che ciò le alleviasse il dolore. Dopo un po’ fu cacciato via). Dopo tutto ciò cominciò a bere e ingrassare. Gustav la spedì in una clinica alla moda e qui lei capì che era venuto il momento di un amante: lo trovò a portata di mano, nella stessa clinica. Era l’architetto Walter Gropius, biondo, bello, elegante, ariano. Mahler interruppe l’idillio nel giorno in cui si vide recapitare una lettera in cui il fondatore della Bauhaus gli chiedeva la mano di Alma: «Chi è questo pazzo?», le chiese brandendo il foglio. Lei non negò la tresca. Il marito cominciò ad avere degli attacchi di cuore. Alma lo curò con affetto, senza tuttavia scordarsi di Gropius. Quando Mahler morì, rispettò la sua volontà e non portò il lutto. Aprì piuttosto il suo salotto ad amici e intellettuali: serate in cui cantava, suonava il piano e si faceva corteggiare. Un giorno arrivò il pittore Oskar Kokoschka, 26 anni, tormentato, geniale, subito sopraffatto dall’amore per lei. Fu una relazione breve, intensa e difficile. Lui la idolatrava: «Dovresti essere adorata come una vacca del Bengala». Alma se ne stufò presto e riconquistò Gropius. Kokoschka per tutta risposta, si fece costruire una bambola di grandezza naturale, con le fattezze della sua amata. Se la portava al ristorante e faceva apparecchiare anche per lei. Infine, durante una festa, la fece decapitare. Intanto lei s’era sposata con Gropius. Ma nemmeno questo matrimonio durò a lungo. Dopo tre anni, le nozze con un giovane scrittore Franz Werfel, 27 anni, che lei, 39, definiva «un ebreuccio dalle gambe storte». Litigavano spesso. Quando lui morì, nel ’45, Alma non partecipò alle esequie: «Mai andata a un funerale».