V, 28 ottobre 2002
Ferrari Michela, di anni 25. Chioma biondo-rossiccia, bella, burrosa, esuberante e solare, molti ammiratori, addetta alle pulizie nell’ospedale di Bovolone (Verona), nel tempo libero lavorava presso un tappezziere
Ferrari Michela, di anni 25. Chioma biondo-rossiccia, bella, burrosa, esuberante e solare, molti ammiratori, addetta alle pulizie nell’ospedale di Bovolone (Verona), nel tempo libero lavorava presso un tappezziere. Proprio qui, tra tende, divani e imbottiture, due anni fa aveva conosciuto suo marito, Banin Andrea, di anni 25, silenzioso, appassionato di motori, da qualche mese falegname al ”Centro del mobile d’arte” di suo padre. Sportiva, il matrimonio già in crisi, quattro volte alla settimana si recava col consorte nella palestra ”Body School”. Così fu anche alle 18 e 45 del martedì. Dopo spinning e pesi, uscirì intorno alle 20. Il marito tornò a casa in bicicletta. Lei andò a ritirare la Clio blu dal meccanico. Poi incontrò Avi Giorgio, di anni 36, falegname, fama di bullo, capelli striati di biondo e impastati di gel, anche lui ex lavorante nella tappezzeria, separato e depresso, due figli di 11 e 4 anni, orgoglioso della sua vecchia Alfa coupè gialla che lustrava e stuccava da mattina a sera. La Ferrari lo fece salire sulla Clio, forse per via della pioggia, forse perché costui, nonostante la nuova fidanzata (Eleonora, di anni 24), le mandava sms affettuosi. Si recarono nel parcheggio dell’ufficio postale di Bonavicina, a quattro chilometri di distanza. Qui lui la picchiò, tentò di legarle i polsi con del nastro adesivo, la pugnalò per sette volte con un coltellino a serramanico. Si liberò del cadavere, riportò l’auto vicino alla casa della vittima e il giorno dopo andò a lavorare come niente fosse. Il corpo della Ferrari, disteso a faccia in su in una pozza d’acqua, fu ritrovato intorno alle 9 di mattina, nella piazzola dell’ufficio postale, dall’addetto alla manutenzione delle caldaie.